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sabato 14 aprile 2018

Impariamo dai nostri figli a giocare per divertirci anziché per vincere!



Qualche giorno fa, leggevo su un quotidiano che una partita di calcio tra dodicenni è stata interrotta per colpa del tifo esagerato del padre di uno dei giocatori.
Pare che l'uomo incitasse il figlio alla violenza, scatenando lo sdegno generale.
"Spezzagli le gambe", "buttalo a terra", e simili hanno rotto l'atmosfera ovattata di una partita tra bambini.
Quale esempio ha dato quel padre ai diciotto ragazzi in campo? Cos'ha provato suo figlio nel scoprire che la partita sarebbe stata annullata per colpa di quello che dovrebbe essere il suo primo idolo?
L'unica parola che mi sembra descrivere appieno lo scenario è "amarezza".
E' triste penare che tanti genitori riversino nei figli i propri sogni e le proprie ambizioni, senza rispettare la natura e i desideri degli stessi.
Magari, un bambino di dodici anni, vorrebbe solo tirare due calci ad un pallone, e fare goal, per farsi bello agli occhi della sua compagna di banco per la quale ha un debole mai confessato.
Oppure vorrebbe allenarsi giorno e notte per diventare il nuovo Maradona.
Quel che è certo è, però, che la tensione inculcatagli dai suoi genitori non potrà che nuocergli.
Lunga vita allo sport e alle attività ricreative, ma conservando sempre il gusto dello svago e del divertimento.
Per le sfide, quelle serie, ci sarà tempo.

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