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lunedì 5 febbraio 2018

Super figli di super mamme

“Mio figlio, a dodici mesi, già camminava e parlava perfettamente. Pensa che la sua prima parolina è stata “australopiteco”. L’aveva sentita dire al fratello maggiore, che ripeteva una lezione di storia. E la notte quanto era bravo. A tre mesi esatti l’abbiamo messo a dormire nella sua cameretta, e non ci ha mai svegliati piangendo.”.
A quante di voi, madri più o meno giovani, non sarà capitato, almeno una volta nella vita, di imbattervi nella super mamma di turno.
Sarà pur vero che le nonne insegnano che ciascun bambino ha i suoi tempi, e che non bisogna mai fare paragoni, ma sfido chiunque a non farsi assalire dai dubbi, soprattutto nel caso in cui si tratti del primo figlio.
Da quando esiste internet, poi, la situazione è persino più complessa.
Secondo i più comuni motori di ricerca, infatti, nella migliore delle ipotesi, ognuno di noi morirà a breve, per la più strampalata malattia, o, di sicuro, non se la passa benissimo.
Non osate, quindi, - vi prego – inserire nel campo di ricerca quelle che sono le caratteristiche dei vostri figlioletti, chiedendo ad un pc cosa possano significare.
La paura di non fare abbastanza per loro si trasformerebbe, altrimenti, in vero e proprio panico.
Con i pediatri, invece, va persino peggio.
“A diciotto mesi il bambino dovrebbe dire almeno cinquanta parole, e riuscire a comporre frasi brevi di minimo due vocaboli, seppur con un significato non propriamente corretto. Ma non si preoccupi, fino ai tre anni, i ritardi del linguaggio sono comunissimi, e non occorre fare alcunché.”.
Oppure, “Solitamente, i piccoli iniziano a gattonare tra i sei e i dodici mesi, per poi alzarsi in posizione eretta e camminare, quando lo riterranno opportuno. In linea di massima, ciò avviene entro il compimento dell’anno e mezzo, ma non esistono regole. Se suo figlio non si sente pronto, non gli metta fretta e attenda fiduciosa.”.
O ancora, “Oggi si parla troppo spesso di co-sleeping, ma non fa bene né ai genitori e né tantomeno ai bambini lasciarli dormire nel letto matrimoniale. È solo questione di abitudine. Metteteli nella culla. La prima notte si sveglieranno sei volte, ma dopo pochi istanti di coccole, si riaddormenteranno sereni. La seconda, i risvegli scenderanno a quattro, e così via fino a dormire indisturbati anche per otto o nove ore. Ci vogliono solo un po’ di pazienza e di forza, nel farli piangere senza accontentarli!”.
Ora. Praticamente, avere un bimbo muto e che si muove a quattro zampe, tipo a due anni e mezzo, sarebbe anormale, ma non essendoci regole in materia, ai poveri genitori non resta che attendere e pregare. Gli atei mi perdoneranno, ma per loro l’attesa sarà persino più faticosa.
Ma su, dai, lasciamole almeno dormire dove desiderano queste creature!
Il vero problema è che fare i genitori, oggi, è molto più complesso di quanto già non lo fosse in passato.
Con l’avvento dei social network e delle amicizie virtuali, tutto è diventato una vetrina.
Non è ben chiaro se, a fine d’anno, la famiglia migliore, il bambino più bravo, o la mamma più scrupolosa, ricevano qualche targa di riconoscimento. Probabilmente sì, altrimenti non si spiegherebbero determinate dinamiche.
Sembra di vivere in una sorta di gara dell’apparire, e che, ahimè, neppure i piccoli ne siano esonerati.
Mio figlio ha due anni. Dorme con me e mio marito, cammina e distrugge tutto da quando ne aveva solo uno, ma non parla. Blatera da mattina a sera nella sua lingua incomprensibile, e mi chiedo per quale strano dogma lui dovrebbe adattarsi alla nostra, e non viceversa.
Forse, dovremmo iniziare ad esprimerci con i suoi stessi versi, e con le sue faccine buffe. Allora, magari, per protesta, lui inizierebbe davvero a parlare, chissà.
Di medici ne abbiamo sentiti tanti ma, come detto, fino all’inizio della scuola primaria, non si interviene in alcun modo, eccezion fatta per coloro i quali manifestino autismo, disabilità intellettive, e simili.
E allora aspettiamo.
Tutto fila abbastanza liscio, finché non ci si imbatte nella super mamma di turno.
“Ma come?? Dice solo mamma e papà a due anni?! E come fai a dormire tranquilla? Per quante se ne sentono… Maria, alla stessa età, imparò la prima poesia di Natale a memoria, e la recitò davanti a tutti i parenti, durante il pranzo del 25. Fu un’emozione bellissima! E poi smettila di farlo dormire con te. Lo sai che, poi, cresce viziato e mammone? Fortuna che, almeno, non lo allatti più da un pezzo!”.
D’accordo. Complimenti vivissimi alla piccola Maria, per la sua abilità, ammesso che corrisponda al vero, perché sì, le super mamme, nella maggior parte dei casi, mentono.
Non mi è ben chiaro perché lo facciano. Forse smania di protagonismo, o semplice bisogno d’attenzione, ma che si coinvolgano i bambini – se permettete – mi fa inorridire.
Sono sempre stata dell’idea che, almeno fino ai dieci anni, ciascuno di noi dovesse essere imperturbabile e, soprattutto, imperturbato.
Qualcuno ha mai sentito, ad esempio, alla scuola secondaria, una giustificazione del tipo “non ho studiato perché è venuto a mancare il mio cuginetto”?
Assolutamente no! Erano le nonne a morire sempre, perché, nell’immaginario collettivo, erano anziane e, quindi, utilizzarle come alibi non sembrava poi così vile. Ciascuno di noi, nel proprio percorso liceale, ne avrà avute almeno sei o sette da far decedere, per cause più o meno naturali, a seconda della difficoltà dell’interrogazione a cui si voleva sfuggire. Fortuna che, spesso, bastava annunciarne un malore temporaneo.
Ma i bambini non si toccano, in tutti i sensi.
Dovrebbero farne una legge di Stato: “vietato mentire ai bambini, e sui bambini”, ma forse Babbo Natale non sarebbe troppo d’accordo e, con lui, i tantissimi “te lo compro domani, amore”, “se prendi degli ottimi voti in pagella, ti porto in viaggio dove vuoi tu!”.
Quindi, tornando al tema del discorrere, perché queste madri si sentono autorizzate a raccontare ai quattro venti i progressi veri e presunti dei loro figli?
Perché la gara continua, e con lei le farse, il finto buonismo, i sorrisi di circostanza.
La verità è, però, che davvero ogni bambino ha i suoi tempi, ed ogni buon genitore deve rispettarli, cercando di arginare le proprie ansie in un piccolo angolo di cuore, invisibile ai più.
Lorenzo parlerà, ne sono certa.
Intanto, mi godo i suoi silenzi che lasciano spazio a sguardi densi di parole ed emozioni, le sue carezze preziose, i sorrisi che colorano d’infinito ogni respiro.
E no, io non ho paura delle super mamme, perché non ho bisogno dell’approvazione di nessuno per sentirmi una buona genitrice.
Mi basta che a pensarlo sia lui, oggi e, soprattutto, domani, quando, ripensando al suo lungo silenzio inondato dalle mie filastrocche, dalle canzoncine dello Zecchino d’Oro,  dalle favole inventate apposta per lui, o prese in prestito dai grandi autori della letteratura, spiegherà al mondo che parlare non serviva a nulla in quegli anni, poiché, per capirci, bastava uno sguardo.
Lorenzo parlerà, ripeto.
Intanto, io vivo di lui e per lui, senza gare e finzioni, nell’ovattato mondo della nostra quotidianità.
Perché le parole più belle si pronunciano col cuore, non con la bocca. E se c’è una cosa che i bambini sanno fare benissimo è proprio dar voce alla propria anima.

Intanto, aspetto.

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