mercoledì 28 gennaio 2026

Cosa resta dopo il peggiore dei lutti secondo Michela Marzano

 
Cosa resta quando si perde un figlio?
La questione è così spinosa, che la lingua italiana (e non solo) non ha nemmeno voluto dargli un nome.
Quando si perde un genitore, si diventa orfani, ma se a morire è un figlio, non si ha nemmeno una definizione. Come se tutto perdesse il senso d'esistere.
Michela Marzano, ne "L'amore che resta" affronta il tema con una penna delicata ma pungente, e ci racconta come Daria sopravvivrà al suicidio di sua figlia Giada.

Il libro si apre, appunto, con la morte della ragazza, e prosegue in una sorta di diario dedicato a lei ,in cui sua madre cerca di trovare nuove ragioni per non soccombere, avendo anche un altro figlio, Giacomo, e un marito, Andrea.
La verità è che non basteranno gruppi di sostegno e psicoterapia per convincere questa donna distrutta dal dolore che valga davvero la pena di vivere, in un mondo che le ha tolto tutto, sbattendole in faccia il peggiore dei traumi.

Giada era stata adottata all'età di sei mesi, quando, seppur giovanissimi, Daria e Andrea non riuscivano a concepire un figlio.
Solo qualche anno dopo, quando la protagonista restò incinta di Giacomo, confessò alla figlia la verità circa il suo arrivo in famiglia.
Col passare degli anni, la ragazza iniziò a covare sempre più forte il desiderio segreto di conoscere la sua mamma biologica, ma dovette scontrarsi con una legge ingiusta che tutela il diritto alla privacy della madre che abbandona anonimamente suo figlio, ma non del nascituro di scoprire le sue radici.
Al compimento dei 25 anni, Giada poté finalmente rivolgersi al tribunale, per cercare di realizzare il suo sogno, senza che i genitori adottivi, né il suo adorato fratello, venissero mai a scoprirlo.
Lo faranno, infatti, soltanto dopo il suo suicidio, leggendo dei vecchi appunti, e scoprendo un mondo del tutto sconosciuto ed inaspettato.

Se perdere un figlio è sicuramente il più atroce dei destini per un genitore, immaginate cosa accade se la morte avviene per suicidio.
I sensi di colpa divorerebbero qualsiasi madre o padre. "Dove ho sbagliato? Perché non ho capito che stava così male? Dovevo e potevo fare di più!".

No, non credo assolutamente che riuscirei a sopravvivere con questa lacerazione nel cuore.
Però Daria ce la fa, e così tante madri interrotte come lei.
Dove riuscirà a trovare la forza, lo scoprirete solo leggendo il libro.
Un romanzo molto commovente che ho apprezzato in ogni sua parte, pur storcendo il naso dinanzi alle tante ripetizioni volute, probabilmente, dall'autrice per rimarcare la condizione psicologica devastante di Daria.

Un'opera che consiglio a tutti coloro che lottano contro un mostro così efferato ed ingiusto.
Ma non solo. Un libro che fa da monito a qualsiasi genitore per comprendere quanto possa essere pericoloso seguire i propri figli in ogni momento, quasi opprimendoli, oppure non instaurare con loro un dialogo onesto e prezioso.
Perché quello del genitore resterà eternamente il compito più difficile al mondo. E non è retorica.

15 commenti:

  1. Lo diceva anche Freud: insegnante, genitore e psicologo come mestieri più difficili al mondo.
    Michela la conosco ma non mi ha mai preso.

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    1. Onestamente, questo è il primo libro che leggo dell'autrice. La sua penna è scorrevole, come piace a me, e accomuna quasi tutti gli autori della mia collana preferita, Stile Libero Big Einaudi.
      Non so se leggerò altro di suo.

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    2. Di suo personalmente ho letto "Volevo essere una farfalla", (tanto mi è piaciuto che ho dovuto googlare... vabbè), ho provato a darle una seconda chance con "Sto ancora aspettando che qualcuno mi chieda scusa" ma nein, non c'è chimica. Si tratta di una docente universitaria di filosofia in Francia. Il primo libro che ho citato è la sua esperienza autobiografica come persona affetta da dca (anoressia), ma mi sembra che di tutto abbia parlato, meno che di quello (forse proprio perché era un argomento che le faceva molto male... dunque penso sarebbe stato meglio non intestargli il tema del libro... ma comunque)

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    3. Mi è successo recentemente di aver letto un libro che mi ha molto delusa per un motivo analogo al tuo.
      Si tratta di "Le madri non dormono mai" di Lorenzo Marone,che ho volutamente evitato di recensire, proprio perché non amo stroncare le opere. Dal titolo, non ti aspetti che parli del rapporto madre-figlio e delle ansie che ne scaturiscono?
      Invece parla di donne recluse in una prigione, e della vita dei loro figli minori all'interno del penitenziario.
      Nessun filo rosso che unisce le due categorie, né introspezione psicologica sul ruolo della madre. Zero.

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  2. Non conosco questa autrice, credo che perdere un figlio sia la cosa peggiore che possa capitare ad un genitore. Soprattutto se si tratta di un suicidio ! Credo che un genitore passerà il resto della vita inseguito dai sensi di colpa per non aver capito, per non aver saputo fare abbastanza..E penso anche che un figlio debba pensare a chi resta, prima di commettere un atto del genere ! Non so proprio come si possa andare avanti , dopo una perdita così disumana. Saluti cari.

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    1. Infatti. Non lo so nemmeno io, e non ci voglio pensare.
      Giada ha lasciato ai suoi genitori e al fratello un breve biglietto in cui gli dice che non è colpa loro, perché sono stati sempre meravigliosi, ma sicuramente non basta per sconfiggere i sensi di colpa.

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  3. "Perché quello del genitore resterà eternamente il compito più difficile al mondo".

    Già: e non esistono manuali per l'uso. Non mi aspettavo leggessi la Marzano, ma bene che ti sia piaciuto questo libro

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    1. Dunque la conosci?
      Come mai non te lo aspettavi?
      Come ho scritto nella precedente recensione, sto leggendo tanti libri della collana Stile Libero Big. Scopro autori per me nuovi, ma accomunati dallo stile che preferisco, scorrevole e asciutto.

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  4. Quello del genitore è un mestiere difficile, senza nessun dubbio, e lo dico da padre di due ragazze di 29 e 30 anni. Però a me e mia moglie è riuscito bene, lo posso dire con cognizione di causa. Probabilmente la riuscita di questo difficile compito non dipende in generale solo dalle capacità dei genitori di essere buoni... genitori, ma da tanti fattori, non ultimo la personalità e il carattere dei figli.
    In ogni caso, abbiamo cominciato a spiegare a nostra figlia maggiore, che a giugno diventerà mamma, quanto è difficile essere buoni genitori :-)

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    1. Tua figlia se ne renderà conto molto presto, anche se potrà contare sui consigli e sul supporto di due nonni giovanissimi.
      Insomma, preparati ad accudire il/la nipotino/a oltre che il gatto. 😅

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  5. Molto interessante il tema affrontato da questo libro che mi ha attivato un ricordo.
    Degli zii di mio padre (lui era il fratello di mia nonna) hanno avuto la sfortuna di seppellire due dei loro figli.
    Quando è morto il primo io non ero ancora nata, ma quando è morto il secondo che conoscevo molto bene perché veniva spesso a trovarci, sono andata al funerale.
    Uno strazio vedere la mamma, ormai coi capelli bianchi, seduta accanto alla bara, accarezzare con tenerezza la testa del suo bambino

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    1. Se già una volta è disumano, figuriamoci due. Povera donna e povero anche suo marito. 😔

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  6. Una perdita che ti segna per il resto della vita.

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  7. Non so se avrei la forza di leggere un libro di questo tipo.
    E non sono neanche madre.
    Se lo fossi, non lo aprirei neppure.

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