Sembra che i giovani, oggi, siano così fragili e delicati, quasi come se non riuscissero più ad affrontare i problemi del mondo. Scommetto che vi è capitato più volte di pensarlo, perché ai "vostri" tempi tante tragedie non si sentivano. I ragazzi erano dunque più temprati, o la vita meno dura? Chissà.
Fatto sta che, adesso, di gente costretta a fare i conti con i propri cocci rotti ce n'è, e tanta.
Fabio Geda le chiama anime scalze, e questa definizione, a mio avviso, rende perfettamente l'idea di cui sopra.
Ho letto questo romanzo in un paio di giorni.
Come tutti quelli che scelgo, è molto scorrevole.
Ercole ha quindici anni ed è stato costretto a crescere fin troppo velocemente, a causa dell'allontanamento improvviso di sua madre dalla famiglia.
La donna, infatti, è andata via, facendo perdere le proprie tracce, e lasciando il figlio e la sorella maggiore Asia sotto la custodia dell'inaffidabile papà.
Insomma, è esattamente lo specchio di una famiglia disfunzionale da cui, tendenzialmente, è difficile che venga fuori qualcosa di buono.
Ciononostante, il ragazzo si sforza di condurre una vita normale, e si innamora di Viola.
Quando, però, gli verrà voglia di partire alla volta dell'ignoto per ritrovare sua madre, ogni equilibrio verrà distrutto. Basteranno l'amore di Asia e di Viola a non fargli perdere la bussola?
Sono sempre stata dell'idea che le fragilità di ciascuno di noi nascano all'interno delle mura domestiche. Per quanto mi è possibile, infatti, provo a far crescere mio figlio in un ambiente salubre e ricco di buoni princìpi.
Non dev'essere facile per un ragazzino fare a meno del proprio pilastro genitoriale, senza che neppure vi sia un'apparente logica ragione.
Per questo, ho empatizzato subito col protagonista di questo romanzo.
Da madre, avrei voluto abbracciarlo.
Riuscirà a ritrovare una mamma di cui possiede solo qualche cartolina sbiadita dal tempo?
E come reagirà lei alla vista del figlio abbandonato?
Non voglio svelarvi nulla, perché tutti i libri meritano una lettura. Questo più di altri.
Posso solo concludere, per una volta, con una frase non mia, ma che racchiude appieno il mio pensiero.
"Tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo".
(Tolstoj, Anna Karenina).
Intanto, se siete arrivati fino a qui, vi ricordo che oggi è il mio onomastico e so che vi farà piacere farmi gli auguri, anche se, come sapete, non ci tengo particolarmente.
Altrimenti, buona giornata.
A presto.

Auguri allora! Il libro un po' mi incuriosisce, credo gli darò una possibilità.
RispondiEliminaMi fa piacere. Fammi sapere, se lo leggi.
EliminaLeggo solo ora il tuo post, cara Claudia, e quindi i miei auguri/saluti ti arriveranno in ritardo.
RispondiEliminaMi incuriosisce il libro che hai recensito, e sto pensando che potrei leggerlo.
Intanto ti mando i miei saluti, sperando che tutti voi stiate bene. Un abbraccio.
Mafi
Sì, siamo benissimo.
EliminaQuesta settimana ho cominciato a lavorare a pieno ritmo, e infatti avevo completamente dimenticato di aver programmato a ieri la pubblicazione di questo post.
Me ne sono accorta soltanto adesso.
Grazie per gli auguri e per il tuo affetto. ❤️
Ti lascio i miei auguri posticipati.
RispondiEliminaGrazie mille, Vincenzo.
EliminaUn abbraccio.
Anch'io arrivo in ritardo per farti gli auguri, spero li accetterai lo stesso! Credo anch'io che la famiglia sia fondamentale affinché un figlio cresca in armonia e sicurezza. Sentirsi traditi dalla propria madre, non sapere dove sia, sentirsi abbandonati, deve essere una sensazione terribile. A scuola ne ho viste parecchie di situazioni così e i ragazzi erano fragili e disorientati. Avevamo addirittura una classe in cui non c'era quasi nessuno che non avesse seri problemi familiari. Un vero disastro! Fortunato tuo figlio ad avere due genitori amorevoli e presenti.
RispondiEliminaDico sempre che non sarei la donna che sono, senza l'appoggio e il supporto costante dei miei genitori.
EliminaSpero che, un giorno, Lorenzo potrà dire altrettanto. ❤️
Bisogna partire dal presupposto che le famiglie perfette non esistono. Ognuna possiede qualche crepa, qualche falla di sistema. Ma ci sono famiglie estremamente disfunzionali in cui crescono piantine (figli) fragili, con un percorso difficile, a volte neanche troppo percepibile dall'esterno. Vorrei che prima del giudizio la società, e quindi le persone, offrisse ascolto e in molti casi anche l'aiuto necessario. Si fa prima a puntare il dito, però.
RispondiEliminaHai ragione. La perfezione non esiste in nulla, figuriamoci nella famiglia.
EliminaEd è difficile anche offrire il proprio aiuto a chi si trova in difficoltà tra le mura domestiche. Il confine tra supporto e invadenza è sottilissimo.
Concordo sul fatto che la famiglia sia fondamentale per crescere forti. Non per questo deve essere una famiglia "perfetta": deve esserci dialogo, trasparenza, sapere gestire domande imbarazzanti senza rispondere "Sei troppo piccolo/a per parlartene!" perché se il dubbio è sorto, meglio parlarne in famiglia che lasciare a qualche estraneo di farsi meno scrupoli e usare magari termini non adatti...
RispondiEliminaNella mia vita ho conosciuto varie famiglie, posso dire che in pressoché tutte i figli sono cresciuti bene in base alla qualità del rapporto coi genitori, piuttosto che per la quantità di ore passate con loro, cercando in particolare di non rimandare la richiesta di un'attenzione.
Di genitori che spariscono sono pieni la narrativa, la cinematografia e il mondo degli sceneggiati: un genitore amorevole e responsabile non va mai via senza una ragione.
Non parliamo di domande imbarazzanti.
EliminaLorenzo ha studiato a scuola l'apparato riproduttore e ha cominciato a chiedere lumi.
Mio marito si vergogna e cambia discorso, ma gli ho detto che non ci devono essere tabù in famiglia e che dobbiamo essere noi a spiegargli bene tutto, proprio come dici tu.