domenica 4 febbraio 2018

Dicembre, dalla cenere al sole



Si chiamava Lorenzo. Era mio padre.
Non un padre qualsiasi. Non uno di quelli che ti regalano la bicicletta se sei bravo a scuola, e ti portano un cioccolatino rientrando dal lavoro.
Lui era un padre speciale. Uno con la “p” maiuscola.
Ai suoi occhi, ero seconda solo alla mamma. O forse lei era seconda a me. Chi lo sa, non abbiamo mai voluto svelare il mistero. Diciamo, piuttosto, che, ad entrambe, piace pensare di aver meritato questo primato.
Eppure lo odiavo quando faceva tutto quel rumore, masticando. Quando si abbuffava di leccornie, all’ora di cena, pur sapendo che, poi, non sarebbe riuscito a dormire per il mal di stomaco. Quando mi baciava, lasciandomi la guancia umidiccia e, puntualmente, tiravo su la spalla per asciugarmi, d’impulso. E lui brontolava. Brontolava spesso, ma sapevo che mi avrebbe baciata ancora. Ancora e per sempre.
Proprio come fece quando mi svegliai dal coma, dopo quel terribile incidente stradale, chiedendo di lui. Oppure, quando gli comunicai che avrei lasciato l’università, nonostante mi immaginasse già direttrice di un importante quotidiano a tiratura nazionale. La paura di deluderlo era immensa, ma per lui contava solo la mia felicità, e nessun titolo di studio può assicurarla.
Mi baciò, persino, quando gli confessai di essermi innamorata, per la prima volta, e capì che non sarei più stata soltanto sua.
Non sapeva, però, che sarebbe volato via molto prima di potermi consegnare, davvero, ad un uomo che mi avrebbe amata per tutta la vita, seppur, ovviamente, mai quanto lui.
Era un caldo sabato di diciassette dicembre. L’aria era mite, nonostante il Natale fosse alle porte.
Passammo tutta la mattinata insieme, dando forma ad un progetto lavorativo che avevamo da qualche tempo. Volevamo diventare soci in affari. Anche in affari, si intende.
Avevamo affittato un locale per avviare un’attività, e ci stavamo occupando dei lavori di ristrutturazione interna. Volevamo metter su una “bomboniera”, come si dice dalle nostre parti.
Per ripagarci dei nostri sforzi, la mamma preparò, per pranzo, le orecchiette con le cime di rapa. Ah, quanto ci piacevano. Tuttora, quando le mangio, penso che, a tavola con lui, però, avevano più sapore. E non solo quelle, l’intera mia vita aveva più sapore.
Subito dopo, come sempre, si mise a letto per la sua pennichella. Di certo, non sapeva che sarebbe stata l’ultima.
Mi avrebbe baciata più forte, altrimenti. Mi avrebbe detto, ancora una volta, che mi voleva bene e che era fiero di me. Della piccola donna che stavo diventando. Macché, quale donna?! Sebbene avessi ormai ventiquattro anni, ero, e sarei stata ancora a lungo, o magari per sempre, la sua bambina. E forse è proprio questo che mi manca così tanto. Sentirmi protetta nell’abbraccio perenne dell’uomo che, generandomi, aveva dato vita al miracolo più bello, e mai lo avrebbe sciupato.
Si svegliò. Saranno state le tre. Sorseggiò il caffè con la sua amata sposa, e cadde.
Un attimo prima era, felice, con la tazzina in mano. Un attimo dopo, giaceva a terra. Tra le braccia di sua moglie e dei suoi figli, come aveva sempre desiderato.
“La morte dei giusti” la chiamano. Ma cosa mai può avere di giusto la morte?
Un uomo di cinquant’anni, bello come il sole, bislacco come pochi, con gli occhi pieni d’amore, dovrebbe vivere in eterno. A maggior ragione lui che era così sano, forte e atletico, perché da ragazzo aveva fatto il calciatore a livello agonistico, ed io me ne vantavo con le mie amiche, e con i loro genitori. E ancora oggi, quando chiunque lo conoscesse lo descrive come il miglior calciatore dei suoi tempi, su scala locale, mi inorgoglisco immensamente.
Invece no. Nonostante tutto, lui svanì. Il suo cuore si fermò, senza chiedere il permesso a nessuno. Papà non avrebbe potuto insegnare a mio fratello a guidare, vedermi moglie e mamma, portare i suoi nipotini al parco.
E così non sarebbe più stato Natale in casa mia. Né Pasqua, né qualsiasi altro giorno di festa. Mai. Non sarebbe più entrato un sorriso.
Buio. Questo rimane nella tua vita, quando un pilastro viene a mancare.
Qualcuno ha mai visto un tavolo riuscire a sorreggersi su sole tre gambe? Penso proprio di no. Seppure il migliore dei falegnami avesse provato a sostituire la parte mancante, sarebbe rimasto un tavolo claudicante, imperfetto, difettato.
Dicembre passò. Anno nuovo, vita nuova – dicono-. A parole. A fatti, apatia. Mia, di mamma e del mio fratellino.
Ma la vita va avanti. Deve andare avanti.
E da lì si susseguirono cose, fatti, persone.
Ricominciai a scrivere, nonostante avessi smesso da diversi anni, per inseguire obiettivi più concreti. Al contempo, riuscii ad intraprendere la carriera di receptionist d’albergo, come lui aveva sempre sognato per me, sin da quando, alle elementari, appresi la lingua inglese con una facilità insolita.
Incontrai quello che sarebbe diventato, in pochi mesi, mio marito, senza sapere neppure che mi sarei mai sposata. L’idea di raggiungere l’altare, senza dare il braccetto a papà, non mi allettava affatto.
La chiesa, poi… Non ci avevo più messo piede, dopo il suo funerale. Ero diventata atea. Avevo litigato con Dio che mi aveva portato via la persona che più amavo al mondo.
Eppure, il grande passo, in perfetto stile fiabesco, lo feci. All’altare mi ci portò la mamma. Sull’album di nozze, però, grazie ad un fotomontaggio, pretesi che ci fosse anche papà. Perché lui c’era davvero quel giorno, come in ogni istante, e mi scortava con le gambe che gli tremavano per l’emozione. Chissà, forse solo allora capiva che, davvero, non ero più una bimba.
La vita coniugale non fu come l’avevo immaginata. Non era mica così divertente. Fare la moglie, infatti, non era buffo quanto osservare due sciocchi genitori che si amano ancora come due adolescenti. Che ballano e ridono, imitando le scene dei loro film preferiti, che si baciano. Che litigano come pazzi, augurandosi le peggiori sfortune, per poi fare pace dopo otto minuti e riscoprirsi ancora più uniti ed indissolubili.
Al di là della danza e delle risate, però, mancava ancora qualcosa. Una nota di colore che restituisse un senso al tutto o che, forse, mi desse uno scossone.
Un figlio. Eh già, mancava un piccolo uragano a riscaldarmi, di nuovo, il cuore.
E così iniziammo a provarci.
Un mese, due, tre, quattro. La paura e i dubbi presero il sopravvento. “Lo vedi che Dio non esiste? Non mi avrebbe già punita abbastanza, altrimenti?”, dicevo a mio marito. Ormai, ero convinta di non essere fertile. Forse, però, non era solo il momento adatto.
Difatti, dopo qualche tempo, il test fu positivo, e una gioia nuova ci pervase.
Passammo le ore, i giorni, ad interrogarci su come sarebbe stato essere responsabili di una nuova creatura, accudendola e amandola sopra ogni cosa.
Leo mi accompagnò ad ogni singola visita medica. Non voleva perdersi un battito, un’emozione.
Sembrava che, in realtà, io non fossi incinta. Noi lo eravamo. Uniti come mai prima d’allora.
Di lì a poco scoprimmo che si trattava di un maschietto, e che sarebbe nato a dicembre. Ecco che tutto prese significato. Se la gravidanza fosse arrivata nel momento in cui iniziammo a desiderarla, mio figlio sarebbe nato in estate. E invece no.
Il mese che mi aveva tolto tutto, mi avrebbe regalato la gioia più grande, immensa ed eterna. Perché la vita è beffarda. La mia, quantomeno.
“Voglio partorire con taglio cesareo, e voglio farlo il 17 dicembre”, chiesi alla mia ginecologa. Lei rise. Ero in attesa di pochissime settimane, e già pretendevo di programmare il parto.
Non sapevo che mio figlio, proprio come me, sarebbe stato un ribelle, e avrebbe fatto di testa sua.
La sera del sei dicembre, infatti, ruppe le acque, per nascere, due giorni dopo, in occasione della festa dell’Immacolata.
In sala parto, rischiai di svenire. Aveva gli occhi scuri uguali a quelli di papà, la bocca idem, le manine giganti anche. Era la sua reincarnazione che mi piangeva sul ventre. Un mini papà, insomma.
Lo chiamammo, appunto, Lorenzo.
Sebbene non potessi avere la minima idea di quello che sarebbe stato il mio destino, avere un figlio che portasse il nome di mio padre, era il mio sogno sin da quand’ero bambina.
Uno dei tanti che sono, fortunatamente, riuscita a realizzare.
E così le mie guance ripresero ad accogliere baci umidicci, sebbene, -devo confessarlo- la spalla salga ancora, compulsiva, per asciugare le tracce. I sorrisi iniziarono a diventare incontenibili, le risate, i balli. Adesso sì che non mancava più nulla. O quasi.
Una parte di me sarà incompleta per sempre, e questo, chi non ci passa in prima persona, non può capirlo. Eppure, tanto di buono verrà. E Lorenzo avrà per sempre un nonno speciale che non potrà accompagnarlo al parco, ma che lo terrà per mano in tutti quei momenti in cui io e mio marito non potremo essere al suo fianco. Durante il suo primo giorno di scuola, ad esempio, le passeggiate in solitaria, l’esame di guida o quello di maturità.
Chi lo sa se, fra dieci anni, dicembre mi parlerà prima di mio figlio che di mio padre. Per adesso, mi parla di entrambi ma, in verità, a primo impatto, la sensazione è di dolore.
Dalla cenere al sole, dal nulla al tutto.
Dicembre è papà che consegna la sua vita a Lorenzo, per assicurarsi di essere eternamente con me.
Dicembre è morte e rinascita, fine ed inizio. Perché, ogni volta che mio figlio mi guarda e s’incanta, un nuovo arcobaleno sorge nell’anima, e brilla maestoso.
Dicembre sono io. Figlia che fui, mamma che sono e sarò.
Dicembre è torta di compleanno. Candeline che si fanno, ogni anno, più numerose e, con loro, i piccoli traguardi di un bambino che si aggiungono all’album del cuore. Il battito delle manine, le prime parole, i primi passi.
Dicembre è Natale. Di nuovo e per sempre.
Natale inteso, però, come momento in cui le famiglie si riuniscono per trascorrere lunghe ore a tavola insieme, parlando di tutto e di niente, giocando a tombola e scambiandosi i regali. Non come ricorrenza religiosa, perché non ho ancora fatto pace con Dio, e non so se mai lo perdonerò. Dipende dai piani che avrà per Lorenzo. Se sarà abbastanza generoso, potrò dargli una seconda possibilità. Forse.
Io promesse non ne faccio mai…

28 commenti:

  1. Emozionante,commovente e pieno di sentimento...da pelle d'oca.... Lorenzo sará tutto ciò che tuo padre ti ha insegnato e in lui lo vedrai sempre,perché anche se, un giorno,i colori degli occhi e dei capelli dovessero cambiare o le manine saranno proporzionate al resto del corpo, nel suo sguardo vedrai sempre tuo padre!!!! ... In bocca al lupo!❤

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  2. Grazie tesoro..
    Spero che continuerai a seguire il blog. La sezione delle favole potrebbe tornare utile ad un'eterna bambina come te.. e me.. 😉 ❤❤

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  3. Mamma mia..la vita ti ha davvero messo alla prova. Avevo letto di tuo padre nel sottotitolo del blog, ora ho conosciuto la sua storia (ma davvero era calciatore?). Hai anche dovuto lottare con le conseguenze di un incidente stradale. Spero davvero che la vita ti possa restituire tutto quello che ti è stato tolto. Diciamo che Lorenzo Jr. è già un buon segnale in merito.

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    1. Ehi tu, mi fai commuovere. Sei troppo caro.
      Hai "conosciuto" anche mia madre, colei che mi ha insegnato ad essere una roccia.
      Quindi, diciamo che me la cavo. Però, per la famosa restituzione attendo ancora fiduciosa.
      Sebbene Lorenzo valga più di ottomila dolori atroci.
      Grazie per il tuo affetto.
      Ti abbraccio.

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  4. Bellissimo ...non aggiungo altro....

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    1. Sono troppo felice che tu lo abbia letto.
      Spero che abbia colto la gioia di cui ti parlavo, e che il tuo nodo in gola non sia peggiorato.
      Ti abbraccio forte.

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    2. Strane coincidenze la vita....mio padre morì 5 anni fa 1 mese circa prima del suo compleanno che sarebbe stato ieri appunto...mia madre nel 1993 il venerdi santo x cui x me ogni pasqua mi ricorda il dolore di averla persa ...tu 6 giovane e forse avere un figlio che si chiama come tuo padre é davvero cosa bella
      ...ciao cara

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    3. Aiuta, ma nel cuore il vuoto è eterno.
      Diciamo che mi piace riempirlo di gioia, per quanto posso.
      È il mio modo di reagire. Ognuno ha il suo.
      Sono certa che anche tu troverai la tua dimensione. ❤
      Buona serata e buon inizio di settimana.

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  5. Ciao Claudia , ho letto ora il tuo scritto . Molto commovente e partito dal cuore . Ci sono alcune analogie con la morte di mio Padre ma , x
    me sono passati tanti anni . Lo ricordo ma non c'è più dolore C'è
    ancora per la mia Mamma e tanto per mio fratello . Prima o poi li
    raggiungerò e saremo ancora una famiglia . Dimenticavo , la mia
    sorellina Sonia è annegata 3 giorni prima di compiere 2 anni .
    I momenti dolorosi nella mia famiglia sono stati tanti , credimi .
    L'unica cosa che mi ha salvata è stata la Fede. Non sono una bigotta
    ma , credo e, non me la prendo con Dio, credo nel destino ,e nella
    fatalità (vedi ponte di Genova).
    La mia amica berlinese ha perso la seconda figlia di un tumore al
    cervello , aveva 24 anni ed era una ragazza stupenda . Puoi immaginare
    il suo dolore ? Dopo 2 anni è venuta a trovarmi con il marito ,erano
    ancora distrutti . Li ho coccolati e viziati come bambini e sono
    ripartiti dopo 13 giorni abbronzati e (apparentemente) sereni .
    Loro sono atei ma , hanno voluto vedere la nostra splendida Basilica.
    Mi hanno chiesto se potevano accendere una candela e , al mio assenso
    si sono messi a piangere . Ho detto loro "In qualsiasi posto sia
    Inga , non è contenta di vedervi soffrire così." Mi hanno risposto
    "Tu credi , hai fede , qualcuno a cui rivolgerti , ma noi..."
    Sarebbe troppo lungo descriverti il filmino che mi hanno mostrato
    a Berlino di come era ridotta la figlia , irriconoscibile .
    Lo aveva filmato lei da sola come testamento e ringraziando genitori
    e sorella . Sapeva di dover morire ma MAI l'ha detto ai genitori
    che sapeva...Dopo di che ,il Papà ha incominciato a soffrire del
    MORBO DI PARCHINSON e, da qualche tempo di ALZAIMER. Mia figlia è andata a trovarli la settimana scorsa , lui l'ha riconosciuta .
    Amano mia figlia perchè ricorda tanto la loro .
    Forse , come al solito , sono un po sconclusionata e , come dicono
    nel Veneto ," salto da palo in frasca " ma questo è il mio modo di
    scrivere . I ricordi si affollano nella mente e le mani corrono
    sulla tastiera . Sii serena con la tua famiglia e guarda
    al futuro ricordando il passato con gioia x quel che ti ha dato .
    Strettamente confidenziale .
    Buonanotte a tutti voi . Abbraccione one one. L.A.
    PS. All'altare mi ha portato mio fratello .

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    1. In realtà io non incolpo Dio nè nessun altro di quello che mi è accaduto.
      Sono atea per mille ragioni e, se un giorno sentirò il bisogno di rivolgermi a qualcuno di "astratto", parlerò proprio con papà, come faccio ora e sempre.
      Mi dispiace tanto per la tua storia, ma mi avevi già anticipato che porti addosso dei fardelli abbastanza pesanti.
      Dici bene, prima o poi tornetete ad essere tutti una famiglia.
      Facciamo più poi, però..
      Buonanotte a te. Un bacio. 😘

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  6. Adesso mi è piu chiaro tutto.
    Hai ragione chi non ci passa in prima persona non può capirlo!
    Ora riesco a capire di più anche l'altro tuo racconto.
    Quello che hai scritto ti è uscito dal cuore e le sensazioni e la forza che che hai avuto in questo percorso sono notevoli.
    Nonostante il grande dolore che hai provato nella tua vita sei
    riuscita a non abbatterti e ricominciare.
    Devi essere una persona molto ottimista che trasmette positività a chi ti legge o ha la fortuna di conoscerti dal vivo ;)
    Non cambiare.
    Ps. Grazie di avermi fatto conoscere l'antologia dove cè il tuo racconto.
    Ho deciso di ricominciare a leggere da un pò e lo voglio fare con autori giovani.
    Ciao

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    1. Ogni volta che qualcuno mi legge e prova un'emozione, avverto una gran gioia.
      Non scriverò mai un libro, ma sono felice che tu possa leggere i miei pensieri in questo blog, e commentarli.
      Ci hai preso a metà.
      Non sono una persona ottimista, ma sono sempre allegra e col sorriso contagioso. L'ironia mi dà la spinta per non abbattermi mai.
      Un abbraccio. ❤

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  7. Hai ragione, solo chi ci passa può capire.
    Io avevo 14 anni ed erano i primi giorni di dicembre quando persi mio padre.

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    1. Avevi l'età di mio fratello.
      Non c'è molto da aggiungere in questi casi.
      Ti abbraccio

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    2. A me son passati solo 7 anni.
      Ma la ferita è eterna ed immutata.

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    3. Anch'io smisi di andare in chiesa, non ci vado neanche adesso se non in casi obbligati.
      Mi ricordo ancora il prete che disse: "Dio l'ha voluto con lui."
      Il mio pensiero fu:"Perché non un altro?"

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    4. Io gli risposi: "Avrebbe dovuto chiedermi il permesso. A me serviva molto di più. Per almeno altri trent'anni...".

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    5. Pensare di spiegare la morte tirando in ballo il volere di Dio è sbagliato.
      Nessuno me lo toglierà mai dalla testa.

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    6. Preferisco pensare che Dio non esista, altrimenti dovrebbe darmi un sacco di spiegazioni..
      Basterebbe pensare ai bambini che nascono già gravemente ammalati, per morire dopo un paio d'anni di sofferenza.
      Ma è meglio chiudere il discorso.
      Buona serata.

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  8. L'avevo già intuito e saputo poi dai post, dal titolo e da tutto di questo tuo attaccamento e conseguente dolore purtroppo, ma ora che ho letto questo post capisco tante cose, e ti sarò per questo sempre vicino, un bacio grande

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    1. Grazie caro.
      Dicembre sono io. La parte più autentica e fragile di me, che mostro sempre troppo poco, celata dietro ai miei larghi sorrisi e all'esuberanza che tu dici.
      Non potevi pensare di conoscermi davvero senza passare da qui.. 😉
      Grazie a te.
      Ti abbraccio forte ❤

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  9. E pensare che io questo post lo lessi già tempo fa, lo ricordo bene. Ma se devo dirti perchè non lo commentai sul momento non lo so.
    Ora che me lo hai ricordato col tuo commento da me sono qui a rileggerlo.
    Davvero la storia di una perdita, e di una perdita importante come quella di un genitore, può avere tanti particolari che la distinguono da un'altra... ma ciò nonostante, anche se tutto è avvenuto in età e in circostanze assai diverse, io condivido il tuo dolore. Che è lì, anche se il tempo passa.
    Un abbraccio ancora, cara Claudia.

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    1. Ma allora stasera abbiamo proprio deciso di "farci del male".
      Eppure, il tuo commento mi fa tanto sorridere, perché mi sembra di sentire la forza e la sincerità del tuo abbraccio.

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  10. Cara Claudia , un'emozione intensa leggere la storia del tuo papà. Ed il loro ricordo non puo' consolare , a parole tutto sembra chiaro , ma per chi vive la morte , qualsiasi persona anche se la facciata sembra rasserenata , è dentro il Cuore , fin nelle viscere che vive il dolore ....

    Un abbraccio !

    Rosy

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    1. No Rosy, il ricordo non consola, ma scalda il cuore.
      Anche se spesso fa più male che bene.
      Un abbraccio a te e grazie di essere qui. ❤

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