Studiare mi è sempre piaciuto un sacco, così come leggere e suonare il pianoforte. I grandi occhiali da vista, poi, mi impedivano di abbandonare l'etichetta del "secchione" della classe. Non posso dire, però, di aver mai subito atti di bullismo. A quei tempi, per me, era semplicemente la normalità.
Amavo così tanto il calcio che, mentre i miei compagni giocavano, mi divertivo a fare telecronache, articoli e pagelle. Mi piaceva fare altrettanto con il campionato di serie A, tant'è che in classe mi chiamavano Maurizio Mosca, per via dei miei pronostici sull'esito delle partite, molto spesso azzeccati.
