Cosa resta quando si perde un figlio?
La questione è così spinosa, che la lingua italiana (e non solo) non ha nemmeno voluto dargli un nome.
Quando si perde un genitore, si diventa orfani, ma se a morire è un figlio, non si ha nemmeno una definizione. Come se tutto perdesse il senso d'esistere.
Michela Marzano, ne "L'amore che resta" affronta il tema con una penna delicata ma pungente, e ci racconta come Daria sopravvivrà al suicidio di sua figlia Giada.
Il libro si apre, appunto, con la morte della ragazza, e prosegue in una sorta di diario dedicato a lei ,in cui sua madre cerca di trovare nuove ragioni per non soccombere, avendo anche un altro figlio, Giacomo, e un marito, Andrea.
La verità è che non basteranno gruppi di sostegno e psicoterapia per convincere questa donna distrutta dal dolore che valga davvero la pena di vivere, in un mondo che le ha tolto tutto, sbattendole in faccia il peggiore dei traumi.
Giada era stata adottata all'età di sei mesi, quando, seppur giovanissimi, Daria e Andrea non riuscivano a concepire un figlio.
Solo qualche anno dopo, quando la protagonista restò incinta di Giacomo, confessò alla figlia la verità circa il suo arrivo in famiglia.
Col passare degli anni, la ragazza iniziò a covare sempre più forte il desiderio segreto di conoscere la sua mamma biologica, ma dovette scontrarsi con una legge ingiusta che tutela il diritto alla privacy della madre che abbandona anonimamente suo figlio, ma non del nascituro di scoprire le sue radici.
Al compimento dei 25 anni, Giada poté finalmente rivolgersi al tribunale, per cercare di realizzare il suo sogno, senza che i genitori adottivi, né il suo adorato fratello, venissero mai a scoprirlo.
Lo faranno, infatti, soltanto dopo il suo suicidio, leggendo dei vecchi appunti, e scoprendo un mondo del tutto sconosciuto ed inaspettato.
Se perdere un figlio è sicuramente il più atroce dei destini per un genitore, immaginate cosa accade se la morte avviene per suicidio.
I sensi di colpa divorerebbero qualsiasi madre o padre. "Dove ho sbagliato? Perché non ho capito che stava così male? Dovevo e potevo fare di più!".
No, non credo assolutamente che riuscirei a sopravvivere con questa lacerazione nel cuore.
Però Daria ce la fa, e così tante madri interrotte come lei.
Dove riuscirà a trovare la forza, lo scoprirete solo leggendo il libro.
Un romanzo molto commovente che ho apprezzato in ogni sua parte, pur storcendo il naso dinanzi alle tante ripetizioni volute, probabilmente, dall'autrice per rimarcare la condizione psicologica devastante di Daria.
Un'opera che consiglio a tutti coloro che lottano contro un mostro così efferato ed ingiusto.
Ma non solo. Un libro che fa da monito a qualsiasi genitore per comprendere quanto possa essere pericoloso seguire i propri figli in ogni momento, quasi opprimendoli, oppure non instaurare con loro un dialogo onesto e prezioso.
Perché quello del genitore resterà eternamente il compito più difficile al mondo. E non è retorica.

Lo diceva anche Freud: insegnante, genitore e psicologo come mestieri più difficili al mondo.
RispondiEliminaMichela la conosco ma non mi ha mai preso.
Onestamente, questo è il primo libro che leggo dell'autrice. La sua penna è scorrevole, come piace a me, e accomuna quasi tutti gli autori della mia collana preferita, Stile Libero Big Einaudi.
EliminaNon so se leggerò altro di suo.
Non conosco questa autrice, credo che perdere un figlio sia la cosa peggiore che possa capitare ad un genitore. Soprattutto se si tratta di un suicidio ! Credo che un genitore passerà il resto della vita inseguito dai sensi di colpa per non aver capito, per non aver saputo fare abbastanza..E penso anche che un figlio debba pensare a chi resta, prima di commettere un atto del genere ! Non so proprio come si possa andare avanti , dopo una perdita così disumana. Saluti cari.
RispondiEliminaInfatti. Non lo so nemmeno io, e non ci voglio pensare.
EliminaGiada ha lasciato ai suoi genitori e al fratello un breve biglietto in cui gli dice che non è colpa loro, perché sono stati sempre meravigliosi, ma sicuramente non basta per sconfiggere i sensi di colpa.
"Perché quello del genitore resterà eternamente il compito più difficile al mondo".
RispondiEliminaGià: e non esistono manuali per l'uso. Non mi aspettavo leggessi la Marzano, ma bene che ti sia piaciuto questo libro
Dunque la conosci?
EliminaCome mai non te lo aspettavi?
Come ho scritto nella precedente recensione, sto leggendo tanti libri della collana Stile Libero Big. Scopro autori per me nuovi, ma accomunati dallo stile che preferisco, scorrevole e asciutto.