domenica 4 marzo 2018

L'importanza di dire la propria



Quando ho aperto questo blog, ho deciso che non avrei parlato di politica, salvo eccezionali fatti di cronaca.
Eppure scrivere bene, o male, di un candidato o di un altro, raccoglie consensi, ma non rappresenta il mio scopo.
Oggi, però, vorrei condividere con tutti voi una riflessione sul rito del voto.
Ricordo ancora, perfettamente, la gioia di poter votare per la prima volta.
Indossai un pantalone scuro, la mia camicetta bianca preferita, e i mocassini col tacco. Mi recai al seggio sottobraccio a mio padre che, come me, adorava mettere quella ics sulla scheda elettorale.
La mamma, invece, no. Ogni volta, dovevamo "costringerla" a votare, altrimenti ne avrebbe fatto volentieri a meno.
Negli anni seguenti, scelsi persino di fare la scrutatrice, per godere appieno della sacralità di quei giorni.
Ora.
Sarà pur vero che la situazione politica italiana sia sull'orlo del fallimento o, quantomeno, di una bella crisi di nervi, ma restare a casa e lasciarsi scivolare addosso le decisioni di altri, proprio non fa per me.
Che si voglia votare per Balanzone, Pulcinella o Arlecchino, non fa alcuna differenza, ma l'importante è che lo si faccia con consapevolezza e, sopratutto, con speranza.
Perché non è vero che, comunque, non cambierà mai nulla. Io non voglio crederci.
Quindi, oggi, indossate quel che vi pare, ma recatevi alle urne.
Fatelo, quantomeno, per dare il buon esempio alle nuove generazioni che confidano in voi.
Poi, chissà. I miracoli, a volte, accadono, no?

Nessun commento:

Posta un commento

Per colpa di chi ne ha abusato, minando l'atmosfera familiare che si respira su questo blog, sono vietati i commenti anonimi, così come quelli polemici e offensivi.
Se non prendi la vita con filosofia e ami mettere zizzania, sei nel posto sbagliato.