mercoledì 3 novembre 2021

'Ron - Un Amico Fuori Programma': l'importanza dell'amicizia non virtuale

 
Qualche giorno fa siamo stati al cinema per guardare "Ron - Un Amico Fuori Programma".
In verità, non ci eravamo documentati sulla trama del film, poiché Lorenzo ne aveva visto la pubblicità in tv e ci aveva supplicati di andare a guardarlo.
Quindi, abbiamo deciso di accontentarlo, pensando che fosse un semplicissimo cartone.
La verità è che "Ron" è molto di più, essendo un film fortemente educativo, sebbene ritengo che possa essere compreso e apprezzato dai bambini che abbiano almeno otto anni. Per me e mio marito, invece, è stato fantastico.
Ma andiamo per gradi, partendo dalla trama, come in qualsiasi recensione che si rispetti (le mie sono sempre non convenzionali...).
"Ron: Un Amico Fuori Programma", di 20th Century Studios e Locksmith Animation, è uscito nelle sale italiane il 21 ottobre 2021.
Il protagonista, Barney, è un bambino delle medie, orfano di madre e con seri problemi nella socializzazione.
Difatti, nonostante l'entusiasmo di sua nonna e i tentativi di spronarlo da parte di suo padre, non riuscirà nemmeno a consegnare ai suoi compagni di classe gli inviti per la sua festa di compleanno, poiché sa che loro la diserterebbero.
La verità è che, oltre ad un carattere fortemente introverso, a sancire il distacco tra Barney e la società è la sua totale estraneità al mondo dei social network e della tecnologia.
Tutti, infatti, possiedono uno speciale "B*Bot", ovvero un robottino creato per diventare il migliore amico virtuale dei bambini, attraverso un algoritmo speciale. 
Con esso possono condividere interessi, relazioni, emozioni, tutte circoscritte alla vita virtuale.
Il papà di Barney, però, non può permettersi di acquistare un robot così costoso e, pur di rendere felice suo figlio, ne compra uno difettoso, sperando che non farà differenza.
Il "B*Bot" che il ragazzino chiamerà Ron, però, causerà una serie di guai e gli permetterà di vivere rocambolesche avventure, nonché di scoprire il vero valore dell'amicizia e del contatto umano.

Perché ho apprezzato questo film?
Partirò dalle parole di Barney: "Esistono due tipi di persone, papà: chi ha un B*bot e chi non lo ha".
Ecco.
La pellicola ha permesso a noi adulti di riflettere, ancora una volta, sull'importanza che smartphone e simili hanno, oggi, nella nostra vita e, inevitabilmente, in quella dei bambini.
Sia io che mio marito siamo contrari al fatto che Lorenzo possa utilizzare dispositivi tecnologici sin da piccolissimo, e per ora non abbiamo avuto problemi nel perseguire il nostro ideale.
Siamo consapevoli, però, che presto o tardi dovremo adeguarci ai diktat della società, per non permettere che nostro figlio diventi il diverso, l'emarginato.
In questo senso, il film mi ha lasciato l'amaro in bocca, poiché mi ha ricordato ancora una volta quanto sia difficile prendere la decisione giusta nel ruolo di genitore.

Resta, però, che si tratta, a mio avviso, di un capolavoro che, sul finale, mi ha addirittura commossa (non ho vergogna a dirlo).
Tutti i genitori dovrebbero guardarlo, ma non solo loro.
Anche gli adolescenti che tendono ad isolarsi dietro allo schermo di un dispositivo elettronico e che hanno dimenticato il sapore di una chiacchierata vis à vis con un amico. Anzi, ad onor del vero, anche moltissimi adulti non ricordano più come si faccia a ridere e scherzare con una persona di fiducia.
Insomma, lunga vita all'amicizia, reale e virtuale. Ma, soprattutto, concreta.

18 commenti:

  1. Questo discriminare tra chi ha un oggetto (penso alla Playstation o al tablet o al cellulare ultimo modello, tutte cose che come tu sai bene, molti bambini, secondo me non correttamente, hanno già in età molto bassa) è una cosa terribile soprattutto perchè il bambino non avverte solo il dispiacere di non avere quella cosa che tutti hanno ma il fatto di sentirsi già meno degli altri per non averla e questo è ingiusto, sbagliato diseducativo ecc.. . Da questo punto di vista quella frase di Barney è solo quella da menzione speciale per questo film che io farei vedere anche a ragazzi non solo di otto ma anche di sei e soprattutto di nove, dieci.... E poi legherei alla poltrona anche certi genitori che hanno loro per primi questa mentalità che poi attaccano a creature innocenti. Soprattutto parlo di coloro che non comprano il gioco perchè vogliono far felice il loro figlio ma perchè così il loro bambino sarà cool, avrà amichetti, e non sara uno sfigato. Ecco di questa gente qua ne ho oramai davvero una profonda nausea ed un forte disgusto. Paradossalmente, e lo dico come complimento, non eri propri tu quella che doveva vedere questo film :-))) a te non serviva, ad altri tipi di genitori invece...

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    1. Ti ringrazio Daniele.
      Io sono sempre stata una persona non convenzionale, e dunque non avrei potuto educare mio figlio come la massa.
      Per fortuna lui non manifesta ancora esigenze tecnologiche, perché preferisce dedicarsi alla natura e agli animali, ma quando verrà il tempo saprò e sapremo offrirgli i giusti mezzi con moderazione.

      Non ho consigliato la visione del film ai bambini sotto gli otto anni, perché spero che, come Lorenzo, non sappiano cosa sia un social network, e dunque non possano capire appieno il senso del film.
      Ma forse lo sanno fin troppo bene e, come tu dici, sarebbe opportuno fargli guardare questo cartone. Ovviamente in compagnia dei loro genitori che, si spera, dovrebbero riflettere a lungo sul tema.

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  2. Premesso che credevo fosse un post su un nuovo singolo di Ron il cantante, e che ciò mi ha indotto a cliccare 😁, la trama è interessante e ancor più didattica direi, ma non vedrò questo film poiché non apprezzo questo tipo di prodotti spacciati per cartoni animati che stanno soppiantando l'animazione tradizionale. 😕

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    1. Anch'io ho pensato spesso al cantante, mentre scrivevo questa recensione.
      Quanto all'animazione tradizionale, manca è vero.
      Ma in alcuni casi (come in questo) la modernità non la fa rimpiangere, in quanto offre al pubblico dei veri capolavori.

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  3. Sempre più spesso vengono realizzati dei film educativi, questo mi fa pensare a come certi argomenti comincino a diventare un problema, ma finalmente se ne parla. Questo film dev'essere bellissimo spero di vederlo proprio con mia figlia. Arrivo da un ricovero in ospedale, non avevo detto niente a nessuno, nemmeno ai miei genitori. Stamattina il mio telefono è pieno di messaggi da parte diverse amiche e questo mi ha commosso. Forse io credo ancora molto nel amicizia, do molto valore alle piccole cose, ma sopra tutto non parlo mai dei miei problemi lasciando spazio alla risata, ai figli o semplicemente al tempo che fa. Dialogare con un amico fa bene, me ne accorgo spesso guardando Miki e la sua migliore amica. Un abbraccio grande, perchè io credo anche nella nostra amicizia attraverso i nostri blog.

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    1. Tesoro, ma come stai?
      Spero che sia andato tutto bene e che fosse un ricovero fissato per dei controlli di routine.
      Anch'io credo all'amicizia virtuale, e grazie al blog ho conosciuto diverse persone meravigliose che oggi fanno attivamente parte della mia vita. Però, l'amicizia reale, quella a quattr'occhi, è molto più importante, perché non basta vivere la propria socialità attraverso uno schermo.
      Ti abbraccio forte.
      Riguardati.

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  4. In verità avevo già intuito un po' tutto, ma non per questo eviterò di vedere questo filmetto carino ;)

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    1. Molto, molto carino, altro che!
      Anche se tu riusciresti a bocciarlo perché sei crudele. 😜

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  5. Si parliamo e ridiamo guardandoci in faccia..ok internet .social. etc..
    Ma vuoi mettere parlarsi..davanti!
    Aspetterò un pi e spero di vederlo perché con la tua recensione mi hai incuriosito.

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    1. Sono felice di averti incuriosita.
      E' davvero un film che val la pena di guardare!

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  6. La trama sembra interessante, voglio proporlo al mio figlio più piccolo.
    Saluti a presto.

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  7. Non c'è assolutamente da vergognarsi di commuoversi davanti a un film, a me per fortuna succede ancora spesso... è indice di sensibilità e amore (per le persone e per l'arte).
    Sí, Ron è un film molto carino è molto più "adulto" di quanto non si creda: parla dell'importanza dei rapporti umani e di come confrontarsi con l'invadenza della tecnologia, in questo caso dell'intelligenza artificiale. A me, pensa un pò, ha ricordato i romanzi di Asimov, un grande autore di fantascienza che leggevo da ragazzo, che ha dedicato un intero ciclo di libri proprio sui robot... e sarà proprio il rapporto con gli androidi (che già esistono) la prossima sfida dell'essere umano.
    Grazie per essere passata e per aver scritto questo pezzo, che come vedi stimola discussioni importanti.

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    1. Non conosco l'autore che hai citato, perché la fantascienza non è mai stata il mio genere preferito.
      L'intelligenza artificiale mi spaventa e non poco. L'uomo andrà via via scomparendo. Sia nelle emozioni che sul lavoro (più di quanto non accada già).

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  8. Non lo ancora visto ma lo farò sicuramente perché mi è sembrato carino fin da subito.

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    1. Sono certa che ti piacerà.
      E spero che lo recensirai. 😘

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