martedì 2 agosto 2022

Bocciatura a scuola, sì o no? L'opinione della prof.ssa Teresa Cecere

 
Lo scorso fine settimana ho letto una notizia che mi ha lasciato non pochi dubbi di valutazione.
A Bari, il TAR ha invitato i docenti che hanno bocciato una bambina in seconda elementare a ripensarci, tenendo conto del trauma psicologico che questa decisione potrebbe arrecare all’alunna.
Sul web si è urlato allo scandalo, ma per ragioni diametralmente opposte.
La prima corrente di pensiero sostiene che l’autorità della scuola non andrebbe mai inficiata, e che se il Consiglio di Classe ha deciso per la bocciatura della bambina avrà avuto le sue valide ragioni.

Dall’altro lato della barricata c’è, invece, chi fa notare che nessuno può avere una preparazione completa in seconda elementare, e qualsiasi lacuna può essere colmata attraverso corsi di recupero, insegnanti di sostegno, mirate attività pomeridiane, ecc.
Insomma, la bocciatura sarebbe la più comoda delle soluzioni, senza il minimo impegno o interesse da parte della scuola.

Come detto, non saprei da che parte schierarmi, poiché mi sento di appoggiare entrambe le tesi.
Dunque, mi è venuto in mente di rispolverare una vecchia rubrica del blog che ho accantonato da molto tempo: l’intervista.
Per l’occasione, quindi, ho scelto di dare la parola alla mia amica e mentore professoressa Teresa Cecere, colei che in primo superiore mi ha instradata al mondo del giornalismo, per affrontare, in termini generali e non specifici, il tema della bocciatura.
La prof.ssa Teresa Cecere

Sulla base della tua esperienza, quali sono le motivazioni per cui si decide di bocciare un alunno?

Le motivazioni possono essere diverse in relazione all’ordine di scuola, alla specifica normativa, ai criteri approvati dal Collegio dei Docenti e presenti nel PTOF di ogni istituto. 
In linea di massima, giusto per avere qualche generico riferimento senza addentrarsi nella complessità giuridica delle norme in essere, nella scuola primaria la non ammissione è prevista solo in casi eccezionali, con decisione unanime dei docenti della classe in caso di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione. A partire dalla secondaria di I grado resta ferma la necessità di frequenza di almeno tre quarti del monte ore annuale per poter essere ammesse o ammessi alla classe successiva. L’ammissione poi può essere deliberata, con giudizio motivato, anche in caso di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento. 


Prima di arrivare alla decisione finale, si cerca sempre di aiutare lo studente in ogni modo possibile?

Certamente, prima di determinare la bocciatura di un alunno la scuola DOVRA’ mettere in atto sia strategie di supporto, allineamento, recupero di competenze o, in caso di motivi di salute, strumenti che consentano al ragazzo di seguire lezioni anche a distanza (per esempio in caso di degenza o ospedalizzazione).
Soprattutto, occorrerà agire sulla causa che ha determinato un basso rendimento o un gran numero di assenze: fondamentale è il dialogo che il coordinatore, a nome del Consiglio di Classe, avvierà con la famiglia per comprendere i motivi, supportare, integrare e, se necessario, segnalare a chi di dovere.
Lo scopo della scuola è l’inclusione, per cui la stessa normativa lascia spazi di flessibilità che il Consiglio di classe può mettere in atto soprattutto in casi in cui siano documentati motivi di salute o cause personali e/o familiari che abbiano impedito all’alunno il raggiungimento di competenze minime.
Ogni scuola, poi, può anche supportare lo studente con servizi di sportello psicologico che consentano un recupero della persona oltre che dello studente.
Consentimi, Claudia, una considerazione personale che supera la normativa: l’esperienza professionale mi ha insegnato che la bocciatura, se ben accompagnata prima (perché non avvenga mai all’improvviso, ma sia l’esito di un percorso) ed anche dopo con azioni di supporto o ri-orientamento, può essere davvero un momento di ripartenza per lo studente, con maggiore entusiasmo e spirito di collaborazione. Sarebbe necessario capovolgere il punto di vista. Direi che più che considerarlo un fallimento, dovrebbe essere un motivo di riflessione per fare il punto su se stessi. E qui la collaborazione fra scuola e famiglia è fondamentale. 


L’autorità della scuola va via via annullandosi. Come ci si sente, nel 2022, ad insegnare in una società in cui se dai un brutto voto ad un allievo, i suoi genitori vengono a prenderti a sberle, o nella migliore delle ipotesi si rivolgono un avvocato? Dov’è finito il ruolo del docente? E la sua libertà d’azione?

In realtà l’autorevolezza (mi piace di più questo termine di condivisione) non è mai scomparsa dalla scuola, tuttavia sono cambiati gli attori: i ragazzi, per i quali l’obbligo scolastico fino a 16 anni non è considerato più una possibilità, ma una imposizione ope legis; le famiglie che spesso o sono latitanti nel dialogo educativo con la scuola oppure eccessivamente presenti tanto da diventare dis-educative; i docenti per i quali sarebbe interessante avviare una riflessione sul processo formativo universitario che li accompagna a svolgere un delicatissimo compito relazionale e culturale (quanti dei prof universitari hanno mai messo piede in classe? Pochissimi).
La didattica è il frutto di un equilibrio che tende alla stabilità quando queste tre componenti si compensano, per cui ciascuna di esse conserva la sua “libertà” ma, allo stesso tempo quest’ultima viene regolamentata dalle leggi e dagli organismi che, nel tempo, hanno reso la scuola davvero democratica e partecipativa.
Potrei raccontare tantissimi episodi di relazioni meravigliose con le famiglie, i cui frutti più belli sono stati lo sbocciare (non il bocciare) dei ragazzi. Personalmente tendo sempre al dialogo, alla trasparenza di tutti i percorsi (didattici e interpersonali) e alla fiducia reciproca. Perché, sia chiaro, se manca la fiducia nell’azione costruttiva di un docente, frana il terreno fondamentale della conoscenza e della relazione educativa. Ma io vado avanti da trent’anni, spesso in direzione ostinata e contraria, fedele all’idea che ha animato sin dal primo giorno la mia scelta lavorativa: amare i ragazzi e farli crescere nella conoscenza. Spesso anche un “no” può essere formativo, se detto all’interno di un percorso in cui lo studente ne percepisca il senso e ti ami, nonostante tutto. E questo avviene sempre, perché i ragazzi sanno riconoscere il rispetto che gli viene attribuito e sono in grado di vedere con il cuore, oltre che con la testa.

30 commenti:

  1. Favorevole alla bocciatura dopo averle tentate tutte per evitarla.

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    1. Anch'io. In alcuni casi è davvero inevitabile, oltre che utile.

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  2. Io prendi che dalle medie in poi la bicistirs possa servire evidenza esserci. Ovvio deve colpire i più scansafatiche e quelli che proprio purtroppo non riescono a studiare a 360 gradi quindi senza usarla come strumento punitivo o disincentivante

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    1. Penso che dalle medie in poi.la bocciatura debba esserci errata corrige

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    2. In realtà non bisogna sottovalutare l'importanza della scuola elementare. A mio avviso è la più rilevante nel percorso formativo, poiché su moltissimi argomenti fondamentali per la cultura di ciascuno di noi non si torna nei cicli scolastici successivi (tabelline, ortografia basica quali "doppie", "acca", ecc. Ma non solo, analisi logica e grammaticale e molto altro). Quindi, se un alunno è troppo indietro, attraverso la bocciatura avrà la possibilità di ripetere l'anno e di colmare queste lacune che, diversamente, si porterebbe dietro per tutta la vira. E no, non esagero, perché conosco personalmenre medici, giornalisti e professionisti di qualsiasi categoria che non sanno scrivere correttamente un pensiero...

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  3. Io ho due nipoti, dislessici, discalculia e uno era iperattivo, l'altro con difficoltà della parola.
    Per il primo. Bebbe del età di Michelle la scuola non riconosceva i suoi problemi, erano brutti voti e basta, arrivava a casa mia sorella lo sgridava e castigava, quasi tutti gli anni usciva la storia della bocciatura sopra tutto per la sua iperattività non stava fermo e per la discalculia, la scuola voleva affiancargli un maestro di sostegno che mia sorella rifiutò. Arrivò in prima media e una grande professoressa di italiano, che era anche preside capì quali erano i suoi problemi, che non erano legati alla mancanza di voglia di studiare ma a delle patologie, iniziò così un percorso fatto con scritture e studio su computer, uso della calcolatrice e verifiche crocettate....più fu seguito da medici competenti... ora fa le superiori, ha voti più che sufficienti,
    non è iperattivo ...è un altro. Ma ha sofferto tantissimo sopra tutto perchè nonostante io insistessi nel far fare tutto il tran tram di visite mia sorella non mi ascoltava e non lo acetava. Diverso fu per Davide che già alle elementari si accorsero del problema e allora visto cosa aveva patito Beppe mia sorella si attivò subito. Chissà se questa bambina a questi problemi e nessuno se ne accorto? La bocciatura in seconda elementare mi pare presto, il dialogo con i genitori è importante se li aiutano a capire dove può essere il problema. A distanza di pochi anni i mei nipoti sono l'esempio di come uno già dalle elementari è stato seguito in un modo e come il primo solo alle medie, pensa quanto ha sofferto, non aveva nemmeno un amico ne a scuola ne che venisse a casa, solo Michelle. Lui veniva giù in ufficio a studiare con me io leggevo il testo e poi lui cercava di ripeterlo perchè mia sorella ci provava non vedeva risultato e si incazzava facendolo piangere. Ora sono entrambi indipendenti. I miei nipoti sono tutto, come sempre mia sorella non accetta mai niente, i problemi dei suoi figli, di papà, i mei dice sempre che sono cose ingrandite, ma grazie a quella professoressa nei confronti di mio nipote non è stato così. Ritengo in oltre che il lavoro di professore sia uno dei più difficili. Ciao

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    1. Mi dispiace molto che tua sorella abbia rifiutato di ricevere il sostegno per suo figlio, nonché di sottoporlo alle opportune visite mediche.
      Di sicuro i progressi del bambino sarebbero stati più veloci. 😔

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    2. Già ma era la mia parola contro quella di una mamma che addirittura si vergognava che suo figlio avesse un maestro di sostegno, la stessa sorella che non accetta che papà abbia questa malattia per quello lo seguo io, e la stessa che non ha mai letto una mia cartella clinica o chiesto perchè ero ricoverata in psichiatria

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    3. Mi dispiace troppo per il rapporto conflittuale che hai con tua sorella e per il suo caratterino.
      Per quanto riguarda i figli, stava ai docenti e magari al pediatra convincerla a cambiare idea non di certo a te. Per tutto il resto, non so che dirti. 😔

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  4. Io ricordo che alla fine delle elementari , metà classe era stata bocciata e metà era ripetente . Le maestre bocciavano , i genitori accettavano la
    bocciatura senza far storie e i bambini non andavano in depressione .
    Oggi non so , i tempi sono troppo cambiati ed è difficile dare un giudizio .
    Bocciatura sì , bocciatura no , dipende dai motivi per cui il bambino
    non è all'altezza dell'apprendimento .
    Bacio . Laura

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    1. Insomma, come si dice, "si stava meglio quando si stava peggio".
      E come darti torto...
      Buona giornata. 😘

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  5. Credo cha la cosa importante sia ciò che viene messo in atto durante l’anno, dare i mezzi ai ragazzi per arrivare ai contenuti, che non devono sempre essere all’interno dei canoni standard. Fare il professore è davvero importante e fondamentale, un ruolo unico per la società. Ogni insegnante ha il dovere quindi di avvicinare i ragazzi alla conoscenza e il diritto ad una scuola stabile, con fondi e strutture adeguate.

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    1. Se ho intervistato Teresa e non un docente qualunque è proprio perché lei rappresenta appieno la figura che descrivi.
      I suoi alunni sono la sua seconda famiglia, e le vogliono bene anche a distanza di molti anni.
      Io non ho mai avuto la fortuna di averla come professoressa, ma nei cinque anni in cui ho collaborato come redattrice per il giornale del liceo da lei diretto, ho imparato tantissimo. A livello tecnico e umano.

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  6. D'accordo con la docente.
    La scuola deve essere presente e provarle tutte.
    La bocciatura alle elementari in casi estremi, come detto.
    Altrimenti, come succedeva ai tempi nostri, eviterei.
    Però alle medie sì, bisogna tornare a bocciare con un po' più di frequenza, idem alle superiori.

    Moz-

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    1. Ma io boccerei anche in quinta elementare, proprio per non scaricare la patata bollente sui professori che, in prima media, si troveranno un allievo che non sa fare due più due.
      Però, di sicuro prima di arrivare a questo avvierei gli opportuni corsi di recupero, e curerei il dialogo con la famiglia.
      Proprio come ci ha spiegato Teresa, insomma.

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  7. Non è facile fare l'insegnante, la bocciatura alle elementari solo in casi estremi e magari corsi di recupero.

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  8. Marito in prim elementare .
    .mancino..anni 60..la maestra vuole che lui scriva con destra..lui da sempre fatto tutto a sx..passa da legargli mano dietro schiena a rimbrotti vari..alla fine anche se aveva recuperato , scriveva male ..lo bo ccia ..penso per levarselo di torno ..se fosse adesso quella maestra sarebbe minimo indagata x maltrattamenti ..giustamente ..ah poi suocero gli cambia scuola. La prima era a 500m.da casa..quella dopo3km ..mai più avuto problemi a scuola ..unica era che si faceva in bicicletta 3 km al giorno..anzi 6!
    Penso che nel caso serva ..piuttosto che andar avanti non preparati..meglio ripetere ..sta storia che va in depressione ..penso sarebbe più brutto esser in classe con altri più preparati.
    .

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    1. La maestra di tuo marito oggi sarebbe stata mandata alla ghigliottina. E meno male! 😅

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  9. La bocciatura alle elementari è veramente molto rara. Può essere utilizzata per bambini con handicap, che hanno una maturazione psicologica molto lenta, e quindi bisognosa di stare con compagni più piccoli. Inoltre adesso le bocciature vengono sempre concordate con le famiglie, che devono essere rese consapevoli dell'utilità della bocciatura, mai vista come punizione, ma come possibilità di recupero e di crescita. Lo stesso succede alle medie. Sempre ci si chiede: quanto sarà utile la bocciatura? A volte si tratta semplicemente di pelandroni che si danno poi da fare l'anno dopo, altre volte serve per rafforzare delle abilità che sono ancora troppo poco sviluppate e che si perderebbero nelle difficoltà di un programma che corre troppo velocemente rispetto ai tempi del ragazzo. In ogni caso si cerca sempre di fare il possibile per evitare le bocciature, che sono sempre di meno. Le superiori invece sono molto più selettive. Devono garantire delle competenze acquisite per poter accedere all'università o al mondo del lavoro e lì, ahimè, la selezione è necessaria!

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    1. Per chi non lo sapesse, spieghiamo che anche tu, come Teresa, sei una docente e quindi ben conosci la materia.
      Anche se ormai ti godi la pensione.

      Sulla base della mia piccola esperienza, però, posso dire che i "pelandroni" non cambiano atteggiamento con la bocciatura, anzi. Spesso si cullano ancora di più. Conosco due ragazzi che sono stati bocciati più volte alle medie e che si sono ritirati da scuola senza nemmeno iscriversi alle superiori.
      Certo, parliamo di vent'anni fa. Forse oggi i servizi sociali gli starebbero più addosso, ma chissà.

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  10. Dipende sempre dai casi, ma la possibilità non deve essere tuttavia esclusa.

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  11. Credo e spero che la decisione sia motivata. La bocciatura secondo me deve esistere, e non essere soltanto una "minaccia" teorica mai messa in atto. In caso contrario, andrebbe abolita, ma cosa diventerebbe la scuola, in assenza di valutazioni?

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    1. In assenza di valutazioni la scuola non cambierebbe di una virgola, sai?
      Perché coloro che hanno sete di sapere continuerebbero a studiare per il gusto di farlo, chi invece ama bivaccare, non smetterebbe di oziare, senza essere minacciato.
      Insomma, non credo che i voti o la bocciatura possano servire davvero per "spaventare" gli studenti al punto di "costringerli" a dare il meglio di sé.

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    2. La scuola di cui parli tu però non è la "nostra" scuola senza valutazioni, ma una scuola ideale. In quel caso tutto potrebbe essere diverso.

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  12. Per come la vedo io, meglio bocciare che far trascinare le lacune per l'anno successivo.

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    1. Sicuramente.
      Ma molto meglio lavorare per far sì che quelle lacune vengano colmate durante l'anno in corso. 😉

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  13. Per quanto riguarda la bocciatura alle elementari salvo eccezioni sono abbastanza contro. Qualsiasi lacuna si può ancora colmare e in oltre non tutti hanno le stesse tempistiche nell'appartamento (io ero molto lenta, soprattutto nello scrivere). Dalle medie in poi invece secondo me può essere utile anche per ripartire in modo diverso. Personalmente sono stata bocciata in prima superiore perché a causa del bullismo e di problemi a casa il mio rendimento era pessimo. Mi ha fatto bene perché quell'anno mi è servito per rimettere a posto le cose in famiglia, l'estate mi sono data del tempo per riprendermi e l'anno successivo ho ricominciato a studiare con compagni più gentili e aperti mentalmente che mi hanno sempre sostenuta. Complimenti per la bellissima intervista ❤️

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    1. Mi dispiace tantissimo che per rialzarti dal bullismo tu abbia dovuto ricominciare da zero dopo una bocciatura, ma son felice che almeno i tuoi nuovi compagni siano stati fantastici.
      Quel che mi fa arrabbiare, però, è che magari i tuoi bulli si siano diplomati per tempo, come se nulla fosse, quabdo invece avrebbero dovuto bocciare loro!

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