mercoledì 5 maggio 2021

Io, mamma triste

La storia vera di Anna S.
 
Forse avrei dovuto leggere meno, ascoltare con diffidenza storie di gravidanze straordinarie, parti da sogno e amori viscerali tra madre e nascituro.
Ma, purtroppo, la lettura è sempre stato uno dei miei hobby preferiti e, sebbene avessi lavorato fino all’ottavo mese di gravidanza, nel tempo libero continuavo ad accumulare nozioni, testimonianze, aneddoti.

Volevo essere pronta all’arrivo di mio figlio, senza lasciare nulla al caso.
Nello studio del mio ginecologo sfogliai una brochure sulla depressione post partum e sui rimedi da adottare per affrontarla.
Povere vittime – pensai – dev’essere dura!”. Mai avrei potuto immaginare quello che sarebbe accaduto pochi mesi più tardi.

La scoperta di essere in attesa era stata meravigliosa, poiché io e mio marito lo desideravamo tantissimo.
Ero così euforica all’idea di diventare madre che feci il test di gravidanza ben cinque giorni prima del ritardo e, per fortuna, fu positivo al primo tentativo.
Sapevo che la mia vita sarebbe cambiata totalmente, che avrei dovuto accantonare per qualche tempo il lavoro in cui avevo sempre investito tutta me stessa, ma ero convinta di farcela.
I pagliaccetti, le nenie che cominciai ad imparare a memoria, il primo battito, il pancione che mi coccolava: tutto questo e molto di più mi regalarono una felicità nuova ed immensa.
Filippo cresceva dentro di me, prendendomi amorevolmente a calci. Chi lo avrebbe mai detto che sarei stata tanto felice di farmi “maltrattare” da un maschio.

Una sera, nell’intervallo tra una riunione e una cena, mi si ruppero le acque, dando inizio a ben dodici ore di travaglio, senza che, però, riuscissi a darlo alla luce, dato che non si incanalava come avrebbe dovuto.
Pertanto, i medici furono costretti ad intervenire con un cesareo.
Non avevo mai neppure preso lontanamente in considerazione l’idea di partorire in questo modo. In fondo, dicevano che facesse sentire mamme di serie B, e non lo so se è stato questo a segnarmi.
L’intervento fu molto più complesso del previsto.
Filippo nacque a mezzogiorno ma, a causa di una terribile emorragia che mi debilitava, ebbi la possibilità di vederlo soltanto la sera.
Non provai alcuna gioia nel toccarlo. Anzi, chiesi se fossero certi che si trattasse proprio di mio figlio, dato che lo sentivo del tutto estraneo. Nessuno, però, diede peso alla mia reazione, poiché pare che molte donne appaiano fredde e distaccate all’indomani di un parto cesareo.
Per complicanze, fui costretta a restare in ospedale per un’intera settimana, allontanandomi ancora di più dall’idea di dover accudire, da sola, il mio bambino.
Tuttavia, durante la degenza, sebbene fossi molto debole, non ho mai voluto separarmi da lui.
Ogni notte mi addormentavo con la mano nella culla, per esser certa che non me lo portassero via, e di giorno ottemperavo a tutti i miei doveri di madre.
Era come se i miei pensieri e il mio agire viaggiassero su due binari differenti.

Non a caso, una delle prime frasi che dissi a mio marito, non appena arrivati a casa, fu: “Forse dovremmo darlo in affidamento. Troverebbe qualcuno che lo accudirebbe meglio!”.
Gli volevo bene, ma non mi consideravo alla sua altezza.
Mi sentivo inadatta al ruolo di madre. Non guardavo mio figlio con emozione, come se fosse il mio successo più grande. Al contrario, ero serena quando mia madre o mia suocera venivano a prenderlo, regalandomi spazi per me. Anzi, ero proprio sollevata, chiamiamo le cose col giusto nome.
Più volte, nel corso della giornata, mi lasciavo andare in pianti liberatori, senza che, però, vi fosse una reale ragione.

Mio marito mi ha sempre amata moltissimo, e con lui tutti i nostri parenti ed amici. Non posso dire, infatti, di essermi mai sentita sola. Era il peso della responsabilità di madre che mi stringeva il cuore, l’idea di non essere capace.
Per fortuna, grazie ad un’esperta conosciuta durante il corso preparto, riuscii subito ad allattare, senza troppe difficoltà. Ma neppure il contatto fisico con Filippo mi faceva sentire degna di essere la sua genitrice.

Non ho mai avuto il coraggio di confidarmi con nessuno. Sapevo che le mie emozioni ed i miei pensieri non erano normali, ma ignoravo che non fossero poi così rari tra le neomamme.
Eppure, non ero mai stata una donna fragile. Anzi!
Emotiva, sicuramente, ma forte fino al punto di poter prendere decisioni importanti in totale autonomia, e di non lasciarmi mai sopraffare dalle avversità della vita.
Tutti, infatti, anche sul lavoro, mi riconoscevano la dote della tenacia.
Mia madre mi propinò l’idea che potessi soffrire di depressione post partum, ma negai con fermezza, sostenendo che si trattasse solo di un accumulo di stress.
In verità, non ho ancora capito se volevo nasconderlo a lei, o a me stessa. Mi sforzavo, semplicemente, di non pensarci, sebbene i pianti si facessero sempre più frequenti, e con loro la mia freddezza nei riguardi del bambino.

Solo di recente, facendo delle ricerche, ho scoperto l’esistenza della “Baby blues, ovvero una forma più lieve di disagio psicologico successivo al parto, ma dalle conseguenze altrettanto devastanti.
Ci si sente incapaci e indegne di custodire una piccola vita, tristi, inadeguate, malinconiche.
Tutto ciò avviene proprio nel momento in cui la mamma dovrebbe essere all’apice della felicità, per aver dato alla luce il frutto del suo amore. E invece no, guardi tuo figlio che si nutre di te, e pensi che non sarai mai in grado di regalargli una gioia, che non lo meriti, che la tua inettitudine non potrà che nuocergli. Che la disfatta è solo un passo più in là e, presto, ti travolgerà.

Non saprei dire, con esattezza, quando e perché sono uscita dal tunnel, ma ricordo bene che, dal terzo mese del piccolo, ho iniziato davvero ad adorare ogni sua smorfia, il suo sorriso sdentato, i mugugni e la gestualità.
Ecco, mi sono sentita mamma. Fino ad allora, ero stata solamente una madre biologica, mentre adesso avevo preso contezza del mio ruolo nella sua vita e, finalmente, delle mie capacità.
Un paio di mesi dopo tornai anche al lavoro, senza, però, mai trascurare mio figlio. Riuscivo ad incastrare tutto perfettamente, sentendomi viva.

Fra pochi giorni Filippo compirà un anno, e assieme al suo papà stiamo organizzando una festa meravigliosa.
Festeggeremo il suo primo piccolo traguardo, ed anche il mio. Nessuno lo saprà, ma brinderò a me stessa, alla mia forza, al non essermi arresa, nonostante tutto attorno a me assumesse colori funerei.
Forse avrei dovuto parlarne con uno specialista, ma il pensiero che potesse rinfilzarmi di psicofarmaci mi terrorizzava.
Magari, sarebbe bastato aprirmi con mia madre, o con la mia migliore amica. Chiedere semplicemente aiuto.
Ascoltare dalle loro bocche che stavo facendo un ottimo lavoro e che mio figlio sarebbe cresciuto benissimo, proprio grazie a me, mi confortava, ma non abbastanza.
Gli sorridevo fingendo di star bene, ma poi sprofondavo in un nuovo pianto.

Eppure, continuo a credere che se avessi conosciuto altre storie come la mia, mi sarei sentita meno inetta. Perché solo dopo ho scoperto che è una condizione comune a molte donne, dovuta ad un fattore meramente ormonale, e che si risolve col tempo.
Ecco perché ho deciso di raccontarla, per fare in modo che sempre meno mamme si sentano sole e mal giudicate. Per far sì che l’amore trionfi sulla paura.
Perché non accade solo alle altre, né tantomeno esistono delle avvisaglie, durante la gravidanza, che possano lasciar presagire quello che sarà.
Quindi, coraggio care mamme.
L’esperienza della maternità è di per sé complessa ma meravigliosa e, sono certa, che se me la sono cavata io, potrete farlo anche voi.
Buona fortuna!

26 commenti:

  1. Brava hai toccato un tema importantissimo e di cui non si parla ancora abbastanza perchè, forse anche per colpa di un retaggio maschilista, si pensa che la donna che diventa madre debba per forza, ovviamente e senza ombra di dubbio, essere felicissima e, se così non è, allora sicuramente, senza neanche indagare sulle ragioni, senza neanche pensare appunto alla depressione post- parto nonchè alla "Baby blues", molti arrivano alla sconsiderata conclusione che questa donna non sia e non sarà mai una buona madre. Assurdo ovviamente, ecco perchè diventa fondamentale parlare di questi temi, lanciare il messaggio che una donna può soffrire di queste patologie e va aiutata perchè il fatto che ne soffra è normale, può succedere, e non significa affatto che sia una madre degenere. Ti rinnovo il mio plauso per avere parlato di questo tema così importante

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    1. Grazie Daniele.
      Hai colto appieno il motivo per cui Anna ha deciso di raccontare la sua storia.
      Perché lei si è sentita sola ed incapace, una madre degenere come tu dici.
      E invece, se avesse conosciuto il baby blues, avrebbe capito subito la causa del problema e sarebbe riuscita ad affrontarlo nel modo più consono.
      Per fortuna, però, la tristezza post partum non ha avuto la meglio, e questa storia ha avuto un finale bellissimo.

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  2. Accidenti, temevo che entro la fine del racconto l'avrebbe dato in adozione per poi pentirsene.
    Una mia conoscente, durante la gravidanza, si documentò molto sugli stati d'animo post parto, autorizzando marito e madre a intervenire nell'interesse del figlio che stava attendendo con amore, ma che temeva avrebbe "rifiutato" dopo. Fortunatamente non è accaduto nulla di ciò. 😊

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    1. Io sarò stata incosciente, ma mi sono sempre rifiutata di leggere storie tristi durante la gravidanza.
      L'unica cosa che mi inquietava erano le notizie di neonati morti per le più disparate ragioni. Ma comunque spegnevo subito la tv quando ne beccavo una.

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  3. Io non mi preparai in alcun modo, procedevo tranquilla e incosciente, avendo come punto fermo l'epidurale. Il parto è sstato tranquillo e abbastanza veloce, ma il pupo aveva inalato liquido e l'hanno portato via subito per rianimarlo davanti al padre, mentre io non sapevo nulla. E' stato ricoverato mi pare 5 giorni, ed è tornato in una casa torrida nei giorni più torridi dell'agosto 2001, e il caldo sì che mi faceva ammattire, tanto che dopo 2 giorni scappammo in campagna. Lì mia suocera si occupava di tutto (forse anche troppo) ed è possibile che mi abbia evitato il baby blues. Ma all'epoca non ne sentivo ancora parlare. Meno male che Anna ne è uscita da sola.

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    1. Anch'io avevo il chiodo fisso dell'epidurale, ma avendo partorito in un giorno festivo (8 dicembre) l'anestesista si rese irraggiungibile e fui costretta a partorire con dolore dopo quattordici ore di travaglio da incubo.
      Il mio parto avrebbe ucciso psicologicamente (e anche fisicamente) qualsiasi donna. Non so come ho fatto a sopravvivere e ad occuparmi di Lorenzo praticamente da sola, sinvda subitissimo.
      A pensarci a distanza di quasi sei anni, ancora mi viene la pelle d'oca, anche per la grave violenza ostetrica subita.
      È anche per colpa di tutto questo che ho scelto di avere un solo figlio.
      Attenzione, ANCHE. Non solo.

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  4. Ciao Claudia, ho letto con emozione la storia di Anna, che sarà molto utile a molte donne. Lei è stata brava ad affrontare questa situazione da sola, ma una donna non deve avere paura di farsi aiutare. La mia storia è di due gravidanze diverse, Andrea nato con un cesareo troppo tardi dove ho rischiato di perderlo. Miki, nata dopo tanti anni e fortemente voluta, venuta al mondo con un cesareo programmato perchè per tutta la gravidanza ho avuto rischio di aborto. Ero molto giovane per Andrea, più grande per Michelle. Sono tornata subito a lavorare, perchè per fortuna potevo allattare in ufficio. Sono vicina a tutte le mamme che non si sentono al altezza, che soffrono di depressione post-parto. Un abbraccio Valeria

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    1. Spero, infatti, che questa storia raggiunga quante più madri possibili.
      Perché nessuna donna dovrebbe sentirsi sola e sbagliata nel momento più delicato, e al tempo stesso importante, della sua vita.
      Un bacio

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  5. Bello e interessante e attuale il tuo scrivere
    Ricordo che la nostra piccola piangeva spesso e era inconsolabile nelle braccia della mamma. Ricordo come la prendevo io tornando dal duro lavoro smetteva di piangere. Credo che mia figlia si sentiva poco sicura con sua madre. Questo gettava nello sconforto mia moglie e faceva salire le quotazioni mie. Ancora adesso attende sempre il mio sorriso affermativo o il mio scuotere la testa. Ci lega un filing speciale che ha portato a tanta gelosie.

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    1. Mi dispiace che tua moglie sia stata gelosa del vostro rapporto.
      Tra coniugi queste cose non dovrebbero esistere.
      Mio figlio ha un debole per me, ma ogni volta che abbraccia suo padre e gli fa una dedica d'affetto, io mi sciolgo di felicità.
      Poi pare che sia genetico per il maschio legarsi più alla mamma, e per la femmina al papà, depressione o tristezza post partum a parte.

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  6. E' una storia molto dolorosa ed io credo anche tanto comune.
    Solo che di queste cose non si parla, perché le persone tendono a ritenere che una madre, per il solo fatto di aver tenuto un feto in pancia per 9 mesi e poi averlo partorito, si adatti al nuovo ruolo semplicemente guardando il nascituro.
    Non è così automatico e queste storie dovrebbero essere condivise più spesso, senza vergogna, e queste donne aiutate di più e meglio.
    Un abbraccio.

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    1. Sono completamente d'accordo con te.
      Molte madri provano queste sensazioni, ma si vergognano ad esternarle per paura di essere considerate inette.
      In fondo, secondo l'opinione pubblica, una volta le donne allevavano dieci figli completamente da sole, mentre oggi fanno storie anche per crescerne uno.
      Come se dovessimo essere tutte delle macchine infallibili.
      Che squallore.

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  7. La depressione post partum può portare tanti problemi e non bisogna trascurarla.
    Sereno pomeriggio.

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    1. Non bisognerebbe trascurarla, né rinnegarla.
      Saluti.

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  8. Penso che più o meno tutte ci siamo passate..io gravidanza VOLUTA ..nonostante no medici..arrivi al parto dopo 1 mese di ospedale ..praticamente lavorato fino 8 mesi ..poi ospedale ..parto che dire se hai culo è veloce e semplice ..io niente culo ..bimbo oltre 4 kg.episotomia..e il mio cuore che faceva le bizze..poveraccio ..passi questo come esser travolti da un camion..a casa ..SOLA..marito lavorava ..quando c'era aiutava molto ..ma spesso sola ...mia mamma +/- arrangiati ..suocera dovrebbe esser qua tua mamma ad aiutarti..insomma SOLA..lui che mangiava come un lupetto .ma a dormire neanche ci pensava ..i pianti son stati tanti ..tj senti inadeguata..non sai che fare..eee STANCA!..tra lacrime e scoramento pian piano prendi il ritmo ..e vai!!
    Ricordo 1 mattina dopo un paio di mesi ..ero a casa ..notte insonne ..avevo dato pappa e pulito ..BELLISSIMO!! l'ho guardato ed gli ho detto tra le lacrime: Andrea se vuoi che andiamo d'accordo devi collaborare un po con mamma..dormire.....lui mi ha guardato e fatto un sorriso MERAVIGLIOSO!!li ho compreso .capito di esser mamma!!
    Quando dicono la meraviglia di esser mamma ..si bello ..se hai persone intorno che ti supportano..ma se sei sola ..dura!!
    Ah andrea per collaborare c'ha messo 4 anni quando ha cominciato a dormire tutta la notte 😉

    Ma rifarei tutto sicuramente ..anche se è una faticaccia da SOLA

    Ciao

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    1. Io ho vissuto il tuo stesso calvario, ma per fortuna Lorenzo ha sempre dormito tutta la notte, sin da subito.
      Almeno riuscivo a riposarmi e a raccogliere le energie per una nuova giornata da trascorrere sola con lui, nonostante gli infiniti pensieri negativi e quel senso di inadeguatezza che hai ben descritto.
      E' una faticaccia, è vero, ma ovviamente tornassi indietro lo rifarei.
      Anche se mi affiderei ad un altro ospedale per partorire, in cui magari lavorano più medici e meno macellai!

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  9. La depressione è una brutta bestia,anche se ultimamente se ne parla di più,è sempre troppo poco.Ci si deve rivolgere a dei veri specialisti!

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    1. Purtroppo molte volte ci si rende conto di avere un problema quando è già troppo tardi.

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  10. Io, purtroppo,non sono una mamma e non posso raccontare la mia esperienza, però ho letto con commozione la storia di Anna e credo proprio che sia un problema poco discusso. Se ne dovrebbe parlare di più ,in modo che le future mamme, siano pronte ad affrontare queste problematiche e sappiano cosa fare e a chi rivolgersi. Buon pomeriggio. Ciao

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    1. Sono felice che questa storia possa entrare nel cuore anche di chi non è genitore.
      Un abbraccio.

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  11. Io , all'ottavo mese , vado in ospedale per una visita ginecologica .
    Il ginecologo mi spaventa , rischiavo una nascita prematura , dovevo
    rimanere in ospedale . Ho pianto e sono tornata a casa . Chiamato una
    ostetrica che mi visita . Tutto a posto , nessun pericolo , continuare
    con vita normale . La bimba è nata tre settimane dopo senza stare a letto .
    Inizio travaglio , alle h.7 sono in ospedale , alle h. 12 la bimba nasce .
    Tutto bene , bimba sana , peso nella norma . E il ginecologo mi voleva
    ricoverare senza nessun indizio di parto prematuro . Incompetente .
    Seconda figlia , entro in ospedale alle h.8 e alle h.9 nasce . Tutto bene.
    Per sentito dire da altre Mamme , sono stata fortunata ma , le doglie le
    ho avute anch'io , che maleeee !!!!
    Dopo il parto della Seconda credo di essere andata un po in depressione .
    Ero felice per la bimba ma , il mio tono dell'umore era basso . A quel
    tempo non si parlava di baby blues e non sapevo cosa avevo . Poi tutto
    si è risolto da solo . La bimba era bravissima , dormiva e mangiava ,
    pianto pochissimo . Un tesoro all'incontrario della prima che piangeva
    sempre e notti insonni . Vabbè , tutto sommato è andata bene .
    Buonanotte . Laura ***

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    1. È andata benissimo, dai.
      E considerando che hai avuto anche la gioia di diventare nonna, direi che non avresti potuto desiderare di meglio.
      Un bacione a te.
      Buonanotte.

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  12. E' una storia che ho vissuto in prima persona stando vicino alla mia migliore amica. Ricordo ancora quando andai in ospedale a trovarla il giorno dopo che aveva partorito: non sembrava più lei. L'avevo lasciata tutta raggiante ed entusiasta di conoscere finalmente il suo bambino, e la ritrovai assente, imbronciata, triste. Il figlio non lo voleva neppure vedere. Fu uno shock per me, sarà che in entrambe le mie gravidanze ho provato durante i primi mesi quel senso di inadeguatezze (specie con Vittoria che piangeva sempre) ma mai il rifiuto dei bimbi. Piano, piano, anche la mia amica è tornata nella norma. Adesso è una mamma innamorata e presente, ma se ripenso a tutti i pianti durante i quali, per mesi, ho provato a consolarla non sapendo assolutamente cosa dire...
    Essere madri non è una roba semplice: e non parlo di essere genitori, proprio dell'essere madre. Nel momento in cui lo diventi, non appena sai di essere incinta, la tua vita cambierà per sempre, non ti apparterrai mai più completamente.
    Ci sono giorni in cui io mi sento sfinita, in cui dico: porca miseria, avessi saputo li facevo almeno 5 anni più tardi e mi godevo la spensieratezza ancora un altro pò... Poi, però, li guardo e mi auto-complimento. Penso che loro sono la mia eredità che se ne va di già in giro per il mondo. E mi emoziono.
    Ci vorrebbe più solidarietà tra le mamme, ecco, questo sì, maggiore autenticità di pensiero: di sicuro affronteremmo tutte meglio le nostre paure.

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    1. Forse la solidarietà tra mamme sarebbe davvero il segreto per superare queste paure.
      Leggo e ascolto troppi finti consigli colmi di giudizio su allattamento, gravidanza e simili, come se fosse una gara in cui la più perfetta prende punti screditando le altre concorrenti.
      Io non ho mai vissuto la maternità in questi termini.
      Penso al mio, a rendere mio figlio felice oltre ogni limite, con metodi più o meno ortodossi, ma che comunque riguardano solo me e lui. E mio marito, ovviamente.
      La paura prima o poi arriva per tutte e gestirla non è facile. La tua amica è stata molto fortunata ad avere te, e sono certa che se ha superato questa fase orribile è anche o soprattutto merito tuo. <3

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  13. purtroppo credo che si parli troppo poco di queste cose, queste storie. Nascoste, dimenticate.

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    1. Hai ragione.
      Infatti Anna ha voluto raccontarmela apposta per questo.

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