venerdì 11 settembre 2020

E se tuo fratello commettesse un omicidio?

Tanto si è detto, negli ultimi giorni, sull'omicidio del giovane Willy Monteiro Duarte.
Probabilmente, anche troppo.
Avevo deciso, infatti, di non trattare la notizia, ma ormai non riesco ad accendere la televisione o a sfogliare un giornale senza imbattermi nel parente o amico di turno che giuri e spergiuri quanto gli assassini fossero, in realtà, dei bravi ragazzi.
Posto che, palesemente, una persona per bene non commette un omicidio, a maggior ragione senza alcun movente (non che comunque esista un'unica ragione che possa giustificare un delitto del genere). Ma quello su cui voglio riflettere assieme a voi, oggi, è il perché rilasciare dichiarazioni ai giornali per tentare di difendere l'indifendibile?

Se anche i ragazzi che hanno ucciso Willy fossero stati dei missionari in Africa, meriterebbero comunque il massimo della pena, senza condizionale.
Ma i processi vanno fatti nei tribunali e non sicuramente qui.

Mi sono chiesta, però, come mi comporterei se mio fratello o mia madre commettessero un omicidio.
Sarei arrabbiatissima, con loro e forse anche con me stessa, per non essere riuscita a prevenire il fattaccio.
Perché, chiariamo, mio fratello e mia madre sono davvero delle bravissime persone, ma di sicuro non andrei a giurarlo alle telecamere della D'Urso o al quotidiano di turno, sperando nella clemenza dell'opinione pubblica.
Perché se loro commettessero questo o qualsiasi reato, per il rigore morale che mi contraddistingue, sarei la prima a chiedere giustizia e a sperare in una punizione esemplare.
E non è retorica. Chi mi conosce sa che non faccio sconti a nessuno.
Chi sbaglia deve pagare, a prescindere che prima di allora sia stata una persona pessima o meravigliosa.

Inoltre, trovo che per i parenti della vittima ascoltare dal maestro di arti marziali di uno degli assassini che questo è sempre stato un ragazzo speciale, generoso e schierato dalla parte dei più deboli, sia l'ennesima spada nel cuore, nonché una gravissima mancanza di rispetto.
Ogni volta che qualcuno difende quei ragazzi, Willy riceve un nuovo pugno in pieno volto e muore di nuovo. Con lui, tutti i suoi affetti.
Siete d'accordo?

In un Paese giusto, chi si macchia del reato di omicidio dovrebbe scontare una pena lunghissima in carcere, senza visibilità mediatica e solidarietà di alcun genere.
I parenti della vittima, invece, avrebbero quantomeno diritto al silenzio. Perché non vi è forma più alta di rispetto del tacere, invece di continuare a ridicolizzare i fatti.
Se proprio si vuole parlare, che si chieda scusa, senza se e senza ma!

31 commenti:

  1. Siamo la stessa società che invece di aiutare una persona in difficoltà, la filma... Che invece di ascoltare chi studia da anni una tipologia di virus, deve fornire la propria versione della verità e fare disinformazione...

    Da che ho memoria, non ricordo un assassino che fosse uno, i cui conoscenti non ne abbiano parlato come di una persona immacolata, anima pura, persona generosa. No, caxxo: se è stato capace di uccidere, non lo conoscevi, oppure sapevi che fosse quanto meno disturbato e hai lasciato correre.
    Difendere, tentare di giustificare un assassino, uccide la vittima un'altra volta.
    A "nessuno tocchi Caino" rispondo da sempre "qualcuno abbracci la famiglia di Abele, piuttosto".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Siamo sulla stessa lunghezza d'onda, vedo.
      Non potrei aggiungere altro.

      Elimina
  2. A volte credo che quelle parole siano più che altro figlie di un probabile stupore, stupore che nasce dal fatto che chi rilascia quelle dichiarazioni non si sarebbe mai immaginato una tale azione. In realtà in certi casi può essere possibile che questo stupore sia reale: pensa solo a quante persone in pubblico mettono una maschera e poi nel privato sono orchi che picchiano la moglie o pedofili che vanno con bambini e così via. Fatta questa premessa, in molti casi, ed in quello in questione soprattutto, Lombroso avrebbe davvero avuto vita facile a far accettare la bontà della sua tesi. Difficile guardando le foto, anche se l'abito spesso non fa il monaco, non avere, soprattutto dal loro sguardo, una sensazione di disagio e paura. Vista poi l'efferatezza dell'omicidio trovo davvero in questo caso ancora più fuori luogo queste dichiarazioni, forse in questo caso fatte anche su consiglio magari dell'avvocato difensore, che in questo frangente nega addirittura, a quanto pare, prima facie, l'evidenza dei fatti.

    Sul come mi sentirei nel caso i miei genitori o mio fratello o sorella compissero un gesto tanto folle, non lo so. Potrei risponderti che i miei genitori sono anziani e non farebbero mai male ad una mosca e che sono figlio unico e mi risolverei il problema alla radice :-))) Però, battuta a parte, voglio invece risponderti seriamente. Ti dicevo non lo so,ma più precisamente va detto che avrei una miriade di emozioni: lo sconvolgimento, se davvero conoscendoli trovassi un gesto del genere lontano dalle loro corde, strazio e dolore per la situazione, ma anche disgusto per quanto da loro commesso. Certo è una tragedia anche per chi è vicino all'assassino perché ti muore una parte di te, perché non puoi più vedere con gli occhi di prima tuo figlio o tuo fratello dopo un orrore simile, e magari erano ovviamente due punti di riferimento nella tua vita. Certo, pensare al dolore dei genitori di Willy alla perdita assurda che hanno subito, mi fa ribollire il sangue. Mi metto nei loro panni e sento un senso di straziante dolore e feroce rabbia. E auspicabile almeno che si faccia davvero giustizia, il che sarà una parziale consolazione, ma almeno non sarà un'ennesima beffa verso il ragazzo morto e le persone che lo hanno amato ed ancora lo amano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Purtroppo non ho mai creduto alla giustizia italiana e nel caso di specie in cui vediamo protagonisti gli stereotipi del disastro (i ragazzetti malavitosi, la vittima di colore, il degrado culturale, ecc) sono ancora più portata a credere che Willy non avrà, appunto, giustizia.
      Vedremo se il tempo mi darà torto. Spero proprio di sì!

      Elimina
  3. Se un mio parente stretto commettesee un grave reato per me dovrebbe pagare a norma di legge.
    Potrei anche disconoscerlo però dipende dall'omicidio commesso.

    "In un Paese giusto, chi si macchia del reato di omicidio dovrebbe scontare una pena lunghissima in carcere"

    In questo caso preferisco il modello italiano dove anche un assassino può essere rieducato ed avere un'altra oppurtunità nella vita piuttosto che negli Stati Uniti d'America dove viene letteralmente buttata la chiave nel migliore dei casi (come sta accadendo all'italiano Chicco Forti).
    Ovviamente parlo da persona che non ha subito un omicidio in famiglia altrimenti penserei cose diverse.
    Sono fortemente contrario a indultino, indulto, amnistia ma non toccherei gli sconti di pena attualmente in vigore come per esempio la legge sull'Ordinamento penitenziario (L. 354 del 26 luglio 1975)

    L'effereatezza di questo omicidio lascia sconcertati. Non è giusto morire in questo modo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quanti assassini vengono davvero rieducati, in Italia?
      Secondo me nessuno.
      "Il lupo perde il pelo, ma non il vizio" recita un banale proverbio, ma io lo penso davvero.
      Chi uccide, probabilmente, tornerà a farlo, salvo che si tratti di legittima difesa, ad esempio.
      Non riesco ad essere ottimista in merito.

      Elimina
  4. Anche io preferisco di gran lunga il nostro sistema giudiziario a quello giustizialista avversario.
    Per me vale l'insegnamento del film un borghese piccolo piccolo. Sarò un idealista, ma affermo con vigore questa mia convinzione. Rispondere alla violenza con altra violenza è sbagliato, per quanto ovviamente sia comprensibile la rabbia di chi ha visto un proprio caro perdere la vita per mano altrui.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi stai dicendo che condannare all'ergastolo senza diritto di replica è una forma di violenza?
      La pena di morte lo è, ma il carcere è il minimo che si possa dare a questi mostri.

      Elimina
    2. In certi casi no, ovviamente, ma in generale ritengo la funzione rieducativa del carcere come fondamentale.

      Elimina
  5. Comunque questa volta la colpa è di noi giornalisti che cerchiamo sempre i virgolettati e le dichiarazioni.
    L'avvocato di parte difende i propri assistiti, cercando di attenuare l'ipotesi di reato. Ha interesse a parlare..
    Ecco, invece, le persone chiamate a dare il proprio parere sugli accusati dovrebbero tacere, così da evitare questioni..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E invece no.
      Sono pronta a scommettere che riusciranno ad intervistare persino la maestra dell'asilo degli assassini che giurerà fossero alunni modello e studenti promettenti...
      Senza alcun pudore.

      Elimina
  6. Concordo col Rockpoeta: se mio figlio "faccia d'angelo" ammazzasse qualcuno, ne sarei talmente stupita e costernata da cercare disperatamente qualche attenuante o spiegazione. Sarebbe diverso se avesse già qualche precedente o fosse rissoso e/o drogato. Al primo impatto si pensa "non può essere successo a me/lui", poi bisogna fare i conti con la realtà. Quelli che hanno pestato Willy sono dei notori attaccabrighe e spero che paghino tutti.
    Una vicenda che trovo più disgustosa di questa è il caso Vannini: come la giri e rigiri, i Ciontoli hanno lasciato Marco ad agonizzare più di un'ora prima di darsi una mossa e qui secondo me l'omissione di soccorso volontaria è ancora più pesante dello sparo, che sia stato volontario o accidentale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tocchi un altro tasto dolentissimo che mostra la corruzione del sistema giuridico italiano.
      Ciontoli è un servo dello stato (volutamente in minuscolo) e quindi può raccontare in tribunale mille e più versioni surreali e discordanti, senza che gli si tolga il beneficio del dubbio.
      Se fosse stato un povero contadino o, peggio, un immigrato di colore, avrebbero buttato la chiave senza neanche spendere soldi pubblici in anni di processi.

      Elimina
  7. Mi ritrovo anch’io con quello che ha scritto Daniele.
    Come molte volte ho scritto è facile trovare un attenuante da parte dell’opinione pubblica tipo è colpa della società, dei genitori ...dei film violenti ecc..
    No , la colpa per me è solo loro e incominciare a responsabilizzarli di questo sarebbe già un passo avanti.
    Se c’hanno il male dentro la colpa è solo loro .
    C’è gente che cresce cattiva ..senza morale , ideali , rispetto altrui.
    O ci sono i “cinque minuti di matto” come si dice dalle mie parti.
    E sarebbe il caso di fratelli , genitori , figli per me che son fratello , figlio e genitore.
    Gli altri che non hanno niente a vedere con me il mio parentado potrebbero benissimo riconoscersi in quello che ho scritto prima di rispondere direttamente alla tua domanda.
    È tutto relativo.
    Alla fine come conclusione ti direi che non si conosce mai fino in fondo una persona e la mano sul fuoco non la metterei per nessuno , amici e parenti.
    Manco per me.
    Ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sicuramente non si può mettere la mano sul fuoco per nessuno, ma almeno si potrebbe chiudersi in un doveroso silenzio e non peggiorare le cose.
      Perché, diciamolo chiaramente, se davvero i parenti dell'assassino non si aspettavano minimamente che il loro congiunto potesse macchiarsi di un simile reato, soffrono. E tanto.
      Non quanto i parenti della vittima, è ovvio, ma comunque tanto.
      E non vanno in tv a rilasciare dichiarazioni vergognose. Anzi, magari proprio per vergogna non si recano più nemmeno dal fornaio, per paura di essere mal giudicati.

      Elimina
    2. Sì certo hai ragione....sull’ultimo punto sicuramente.
      Ed è pesante sentirsi “giudicati” per colpe non nostre.
      Però non puoi chiuderti a riccio verso il mondo perché hai parenti del genere non credi?
      Prima o dopo devi uscirne a testa alta

      Elimina
    3. Sicuro.
      Non è giusto pagare le colpe degli altri, ma almeno nell'immediatezza un po' di "clausura" non può fare che bene, ad entrambe le parti.

      Elimina
  8. Io , cattivella , li riempirei di botte come hanno fatto con Willi .
    Che provino sulla loro pelle quello che ha provato lui .
    Se fosse un mio parente , soffrirei ma denuncerei e non oserei dire
    che era/erano dei bravi ragazzi . Che paghino .
    Certo , non andrei più neanche dal fornaio , anzi , non uscirei proprio
    di casa dalla vergogna .
    Happy day . Laura

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dici così perché sei una persona onesta e sensibile.
      Loro, invece, magari pensano di mettersi pure due soldini in tasca, rilasciando quelle vergognose interviste!

      Elimina
  9. Hai ragione, quando dici che questo povero ragazzo viene ucciso due volte.
    Mi auguro che questi ragazzi vengano condannati presto e con le giuste pene.
    Ciao Valeria

    RispondiElimina
  10. Per un attimo di gloria la gente sarebbe capace di dire la qualunque in tv.
    Io non so che tipo di gente fosse, questa qui. E la verità è che non mi interessa saperlo. Quello che hanno fatto è terribile e non può essere giustificato. Non dovrebbe essere data la possibilità di andare a raccontare simili dettagli delle vite di queste persone, come se l'esser stati onesti fino a quel momento dovesse costituire un'attenuante. No, non ci sto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che poi al fatto che siano stati davvero onesti e altruisti non ci crede proprio nessuno.
      Sai quanto odio i pregiudizi, ma basta davvero guardarli...

      Elimina
  11. i parenti ..zitti !!
    o al limite chiedano scusa ..ma non in Tv ..direttamente alla famiglia ..e senza foto e reporter.
    penso mi succedesse una cosa del genere ne morirei dal dolore ...ma mai in Tv ..chiederei scusa in mille modi ..anche se io non ho fatto niente ..
    ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ormai la spettacolarizzazione del dolore è all'ordine del giorno a causa dei social network e della tv.
      Il pudore e la riservatezza non esistono più.
      Che amarezza.

      Elimina
  12. Ho un forte senso della giustizia e quindi se qualcuno dei miei famigliari commettesse un omicidio vorrei che scontasse la sua pena. Certo, cercherei anche di capire le sue motivazioni, ma questo non lo scuserebbe. Sono però convinta che chiunque di noi, nelle circostanze "adatte", potrebbe commettere un omicidio. Certo, l'asticella per alcuni è molto più in alto che per altri, sennò saremmo immersi in un mare di sangue. Quello che mi fa sempre male è che, proprio per questo mio forte senso di giustizia, ho spesso l'impressione che i colpevoli non paghino in proporzione ai loro gesti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I colpevoli non pagano mai proporzionalmente, ed è questo che mi porta a diffidare completamente dalla giustizia italiana.
      Basti pensare all'esempio citato da Livia.
      Mi vengono i brividi se ci penso!

      Elimina
  13. Chi sbaglia paga, punto. E chi uccide una brava persona non può essere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se è una brava persona, significa che ha seri disturbi mentali, dunque comunque la cosa non va sottovalutata.

      Elimina
  14. ... non avevano proprio la faccia da bravi ragazzi, comunque.
    Sottoscrivo ogni parola. Anche io in simili circostanze opterei per il silenzio. E vorrei che la giustizia facesse il suo corso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come dicevano altri, "l'abito non fa il monaco", ma in certi casi é davvero difficile sbagliarsi...

      Elimina

Per colpa di chi ne ha abusato, minando l'atmosfera familiare che si respira su questo blog, sono vietati i commenti anonimi, così come quelli polemici e offensivi.
Se non prendi la vita con filosofia e ami mettere zizzania, sei nel posto sbagliato.