venerdì 11 dicembre 2020

Biella: moglie condannata per aiuto al suicidio del marito infermo

 
Mi sono già occupata varie volte di eutanasia, un tema molto delicato, per cattolici e non.
L'ho fatto, ad esempio, raccontandovi la storia di Holly Warland.
Oggi, però, la cronaca mi invita a tornare sull'argomento, per discutere di una sentenza recentemente emessa dal giudice Anna Saccone.

I fatti.
Nel 2018, Christine Texier, 72enne di Magnano, in provincia di Biella, consegna a suo marito 79enne, affetto da una grave e dolorosa malattia degenerativa, ma ancora lucido, una pistola carica.
L'uomo, da sempre appassionato di armi, infatti, ne colleziona diverse, che continua a maneggiare spesso nonostante la sua condizione, e pare che non avesse mai espresso il desiderio di togliersi la vita autonomamente.
Quel giorno, però, impugnata la pistola, si spara un colpo alle tempie e muore.

La moglie, sconvolta per l'accaduto, chiama i soccorsi e racconta la dinamica dell'evento.
Rischia una condanna fino a dodici anni di reclusione, per aiuto al suicidio.
Per appurare la reale dinamica dei fatti, il pubblico ministero Maria Bambino dispone la prova stub sulle mani e sugli abiti di entrambi.
La perizia del Ris di Parma e l'autopsia confermano la versione della donna che, pochi giorni fa, è stata comunque condannata dal giudice Anna Saccone per aiuto al suicidio, a due anni e quattro mesi di reclusione, con pena sospesa.

Insomma, è possibile che nel 2020 non esista ancora in Italia una legge che regolamenti l'eutanasia?
Questo dipende dall'influenza della Chiesa sullo Stato?
Cosa fareste se la persona che amate più in assoluto, stanca di soffrire, vi chiedesse aiuto per porre fine al suo calvario?
Io credo proprio che accetterei.

Ne parlo spesso con mia madre.
Lei mi implora di aiutarla ad andarsene qualora, fra cent'anni, dovesse restare in stato vegetativo.
Considerando che ho sempre conosciuto la sua volontà, come potrei ignorarla nel momento in cui si verificasse davvero una condizione del genere?
Chissà. Ovviamente, come tutti, spero che la questione non mi tocchi mai da vicino, ma questo non mi esime dal lottare nel mio piccolo affinché l'eutanasia venga finalmente legalizzata.

35 commenti:

  1. Premesso che l'episodio dimostra che un'arma da fuoco può fare soltanto del male, con la mia ex c'era la reciproca promessa che in caso di vita vegetativa o in totale demenza, e oramai priva di ogni ragione di continuare a chiamarsi tale, ci saremmo reciprocamente aiutati a porvi fine.
    Poi si è visto come è andata tra noi, e mi chiedo quanto certe promesse, anche intime, siano sincere...

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    1. Beh, infatti io non farei mai un patto del genere con mio marito.
      Non credo all'amore eterno. Oggi lui c'è, domani chissà.
      Non a caso ne parlo con mia madre e quando sarò anziana, lo farò con mio figlio. Per come la vedo io, il rapporto genitore figlio è l'unico realmente indissolubile, per quanto i momenti di crisi possano non mancare anche lì.

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  2. Io non ci ho mai pensato,spero non mi succeda.Buon venerdì

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  3. Si discute da anni, ma in Italia la vedo dura.
    Sereno giorno.

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  4. Su questa storia che non conoscevo e ti ringrazio di aver portato alla luce due punti vanno messi a mio avviso in evidenza

    1) L'incongruenza dell'accusa perché siccome lei non ha sparato, e non sembra apparentemente dalla ricostruzione che è stata fatta che lui avesse reso partecipe la moglie di questa eventuale volontà, non ci può essere questa figura di reato perché si dovrebbe presupporre una capacità telapatica della moglie di leggere il marito nella mente.

    2)Infine, il punto in realtà più importante, è assurdo che non ci sia una legge sull'eutanasia in Italia, assurdo, disumano, ingiusto e schifoso!

    Quanto alla tua domanda all'interno del post la mia risposta è SI' anch'io accetterei e vorrei mi si facesse nel caso la medesima "cortesia"

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    1. Immagino che il giudice abbia dato per scontato che la moglie sapesse tutto, ma che avesse raccontato questa versione per uscirne pulita.
      Dopo molti anni d'amore, fatico a credere che il marito non le avesse detto che voleva farla finita.
      Lei ha fatto bene, a mio avviso, ad aiutarlo. E' stata una legge stupida ed ingiusta a costringerla a mentire.

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  5. Tocchi un tasto personale. Quest'anno ho perso un' amica, Federica, malata di Sla. Federica era un infermiera, da subito ha capito a cosa andava incontro. Un cammino durato anni, dove la famiglia le è sempre stata accanto. Federica comunicava con il mondo attraverso uno schermo e i suoi occhi, fino a quando questo è stato possibile. Poi nemmeno più questo è stato possibile. Una lunga battaglia sostenuta dalla famiglia e da lei stessa. Non ha mai chiesto di morire, ha lottato per vivere. Gli ultimi mesi tutti noi abbiamo pregato perchè il Signore la chiamasse a se. Federica per me è stata un esempio di donna, che pur consapevole di cosa le stava succedendo, non ha perso la voglia di vivere. Ho visto la fatica di chi si occupava di lei, senza dormire, tutto il giorno, abbandonando il lavoro e proprio pechè l'ho visto ho chiesto alla mia famiglia che se dovesse succedere a me, mi aiutino a chiudere gli occhi. Non sarà così, lo so.
    Mi hai fatto pensare ad un'amica e mi sono commossa. Appena chiudo il negozio, prima di arrivare a casa, passerò a trovarla, a dire una preghiera sulla sua tomba. Valeria

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    1. Mi dispiace di averti rattristata, ma sono certa che il ricordo della tua amica abbia anche molte sfaccettature gioiose.
      Tu hai raccontato l'altra faccia della medaglia, quella di chi sa la triste sorte a cui è destinato, ma sceglie comunque di vivere fino all'ultimo istante possibile.
      Ecco, rispetto fortemente questa volontà, ma se una persona gravemente ammalata, al contrario, non se la sente, perché costringerla ad anni e anni di atroci sofferenze?

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    2. Il mio medico di base, qualche hanno fa, dopo aver scoperto una grave malattia e conoscendo a cosa andava incontro si è sparato. Credimi che la sua famiglia a dovuto cambiare casa e tutt'oggi è distrutta. Questo per dirti che se io sono nelle condizioni di prendere questa decisione, devo farla quando ho ancora la forza di farlo. Non posso declinare la responsabilità di questa dolorosa decisone alla mia famiglia. La legge non c'è... e anche se io lo dico spesso in casa, la mia parola davanti alla legge non ha valore

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    3. Può sembrare crudele, ma trovo che il tuo medico abbia fatto la scelta giusta. Evidentemente non se l'è sentita di condannarsi ad una non vita e, soprattutto, di costringere i suoi familiari a fare altrettanto, per prendersi cura di lui.

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  6. Cosa fareste se la persona che amate più in assoluto, stanca di soffrire, vi chiedesse aiuto per porre fine al suo calvario?

    Siamo quasi ai livelli della domanda: dovendo salvare uno solo tra Tizio e Caio, due persone che ti sono care ugualmente, cosa faresti?

    Ad ogni modo: da una parte la sofferenza del tuo caro, dall'altra - al di là dei discorsi etici - la sofferenza per quel gesto, "spegnere la luce", dal quale non si può tornare indietro.
    Perché poi in questo caso il marito era perfettamente lucido, quindi, pur nel dolore, quell'amore che lo legava alla moglie era ancora vivo e pulsante...
    "Spengo la luce" ed è tutto finito...
    A volte sembra un gesto di ignavia non esprimersi, ma sono arrivato alla considerazione che rispondere a certe domande a volte sia impossibile..

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    1. Ovviamente, come in tutte le cose importanti, occorrerebbe vivere sulla propria pelle determinate circostanze, per potersi esprimere senza dubbi ma, ovviamente, non lo auguro a nessuno.
      Quindi capisco la tua incapacità di esprimere un parere.

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  7. Io , cattolica praticante , sono sempre stata a favore del divorzio ,
    (quando ancora non c'era) sempre stata a favore dell'eutanasia e a
    qualsiasi legge a favore del benessere delle persone .
    Se dovessi rimanere come un vegetale oppure soffrire le pene dell'inferno ,
    lascio scritto di portarmi all'estero per una dolce morte .
    Che Dio capisca e mi perdoni .
    Buona giornata . Laura ***

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    1. Anch'io chiederei la stessa cosa, ma perché lo Stato continua ad impedirci di morire nella nostra Italia?
      Perché deve costringere i nostri parenti che già soffriranno tantissimo, ad affrontare anche un viaggio più o meno lungo e i problemi che questo comporta?
      Buona giornata a te. :*

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  8. capita anche di entrare in questi discorsi e commentare l'iptus di un conoscente che scampato è in terapia intensiva e non si sa come va a finire. Tutti concordano che se deve succedere che sia bello forte da non pensarci più.
    Ci facciamo scrupolo di accurate visite preventive e cambiamo anche gli stili di vita e cerchiamo ma se capita...non so se anch'io porgerei la pistola o come sento dire non si danno più le pasticche salva vita...
    La vita non è nostra mi ripeto continuamente ma dura convincersi in certi casi

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    1. La vita non è nostra, hai ragione, ma nessuno dovrebbe condannarci a vivere in una condizione triste e senza via di scampo.

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  9. Sono da sempre contraria alle sofferenze inutili. Se un mio caro fosse malato terminale, soffrisse e mi chiedesse di aiutarlo a suicidarsi non esiterei un attimo, anche perchè è quello che vorrei facessero per me. Ti dico un'altra cosa, visto che l'argomento mi interessa e leggo articoli in proposito quando li trovo: nei paesi in cui è consentita l'eutanasia, ne fa uso un numero molto inferiore di persone di quanto potremmo immaginare. Pare che il semplice fatto di avere la possibilità di farlo sia d'aiuto psicologicamente, ma soprattutto quello che è di aiuto è una buona terapia del dolore. Torniamo a quanto ho detto sopra: la sofferenza inutile. Se il malato, benchè terminale, non soffrisse, quasi certamente non penserebbe a suicidarsi. Ho letto però che in Italia sulla terapia del dolore siamo ancora molto indietro. Quindi, per come la vedo io, non solo avremmo bisogno di una legge sull'eutanasia, ma avremmo soprattutto bisogno di un'efficace terapia del dolore.

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    1. Interessante la tua disanima, che condivido.
      Probabilmente, se io fossi in stato vegetativo, ma non avvertissi dolore fisico, non desidererei morire, ma riuscirei ancora a gioire alla vista dei miei nipotini, delle chiacchiere di mio fratello, ecc.
      Al contrario, sfido chiunque a desiderare di "vivere" altri vent'anni con un dolore perpetuo nelle ossa e nell'anima.
      Ecco, hai ragione. La terapia del dolore è fondamentale, e non possiamo voltarci dall'altro lato, fingendo che non serva.

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  10. Quello che penso sempre, a prescindere da questa storia, è che non si dovrebbero tenere armi in casa. Mai.
    Tuttavia se davvero non voleva che lui si suicidasse, non capisco perché consegnare una pistola carica.
    Per quanto riguarda l'eutanasia, io sono sempre stata favorevole.
    Buona giornata.

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    1. Di sicuro le armi in casa (a maggior ragione se cariche) portano solo guai.
      Difatti, come dicevo a Daniele, credo che in realtà la moglie sia stata complice di questo suicidio, ma non la condanno, poiché al suo posto avrei fatto la stessa cosa.

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  11. Sono a favore dell’eutanasia quindi la mia risposta è scontata: cercherei di esaudire il suo desiderio.
    Ciao

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  12. Legalizzarla assolutamente no, un ammorbidimento sì, ci sono casi e casi.

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    1. Legalizzarla non significherebbe mica costringere i malati terminali a morire prima del tempo, ma dargli semplicemente il diritto di scegliere.

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    2. Sì, comunque dove l'eutanasia è legale si può morire anche senza essere malato terminale..

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  13. Istigazione è un conto, e deve essere punita.
    Ma aiuto, in certi casi, ci sta.
    Poi, voglio dire, saranno anche cazzi di chi vuole uccidersi o no? Ne ha tutto il diritto, specie se le condizioni sono dolorose e irreversibili...

    Moz-

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    1. Ne ha tutto il diritto, è vero, ma purtroppo per la legge italiana il volere del diretto interessato conta meno di zero!

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  14. La legge non c'è..ma magari c'e che nei momenti di fine vita lascia libere le persone di andare via .sono favorevole all'eutanasia..chi non vuole più combattere lasciamolo andare ancor di più se ha dolore..c'era amica in ospedale ..vado visita giornaliera..ce medico ..ci guarda .mi devi PROMETTERE.quando non sarò più cosciente e sto soffrendo ..chiami medico..mi fai fare iniezione che me ne vado ..pugno nello stomaco ..ma ho sostenuto il suo sguardo..ok farò come vuoi tu..il medico poi mi ha spiegato che non sarebbe servito ..perché con morfina x dolore ...lei non avrebbe sofferto ..dunque sarebbe andata via da sola ..
    Ok con lei non è servito ..ma secondo me si deve rispettare la persona ..se sente che non ce la fa più..x dolore o perché stanca della malattia .bisogna avere la compassione .di lasciarla andare ..liberarla dalla sofferenza
    Ai miei dico sempre lasciatemi andare ..niente accanimento.. che alla fine gli accanimento sono solo di chi sta accanto
    ..che alla fine se vedi che soffre ..e alla fine ..lasciamoli andare dolcemente..
    Nel caso della signora ..penso alla sua sofferenza tra il rimorso e il dolore per esser rimasta sola .
    Ciao

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    1. La tua amica non ne ha avuto bisogno ed è stato meglio così, ma comunque non avrebbe potuto scegliere, purtroppo.
      È triste, ma vero.

      Sicuramente la signora di questa storia, invece, non avrà rimpianti, se avrà rispettato la volontà di suo marito.

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  15. Ciao Claudia...preferisco rifuggire un pensiero così. Credo che sia una scelta troppo dolorosa. Non so...preferisco non rispondere. Scusami. Ciao e buona serata.

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  16. Credo anch'io che la moglie sapesse benissimo a cosa sarebbe servita l'arma, ma a volte amare vuol anche dire lasciar andare e permettere che che la persona amata possa andarsene quando le sofferenze sono troppo grandi da sopportare. Immagino comunque che, trovarsi in una situazione simile, sia veramente un immenso dramma e quella decisione peserà per sempre sulla vita di quella donna.Possiamo solo augurarci di non trovarci mai a dover prendere decisioni simili.

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    1. Dramma è il termine esatto.
      Nessuno dovrebbe prendere decisioni del genere, ma purtroppo accade più spesso di quanto desideriamo.

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