lunedì 7 giugno 2021

La mia non recensione del Divin Codino

 
Chi mi conosce sa che non amo scrivere recensioni, poiché finisco sempre col parlare della mia vita.
Quindi, mi perdonerete se accadrà anche stavolta.
Qualche giorno fa ho guardato il film disponibile su Netflix "Il Divin Codino", sulla storia di Roberto Baggio. L'ho visto con un nodo in gola, ripensando a mio padre. Vi spiego perchè.

Ho sofferto ascoltando il crack del ginocchio di Roby, nel corso della partita Rimini - Vicenza (5 maggio 1985).
Proprio ad un passo dall'approdo in serie A, nella Fiorentina, il suo sogno sembrò, infatti, infranto a causa di un terribile infortunio.
Ma Baggio, con la tenacia degna di un grande campione, seppur giovanissimo, si rimise in piedi e continuò la sua scalata verso il successo.
Lo stesso non accadde a papà.
Aveva 19 anni quando, sul campo del Putignano, subì la rottura del collaterale destro.
Era il calciatore più promettente del circondario. Almeno così raccontano tutti coloro che hanno avuto la fortuna di giocare in squadra con lui, o persino contro. Me lo dicono ancora oggi, che lui avrebbe circa 60 anni.
Non c'era storia. Se Lorenzo Turchiarulo era in campo, i goal venivano da sé ed era impossibile pensare di dribblarlo.
La leggenda racconta che riuscisse a fare almeno mille palleggi sul posto, senza mai perdere il pallone. Della serie Maradona, spostati proprio!

A quei tempi, però, (fine anni Settanta) gli interventi chirurgici non venivano eseguiti con la maestria di oggi, e rimettersi in piedi era dura, e richiedeva moltissimo tempo.
Quindi papà perse la potenza nel tiro, e la resistenza sul campo. Il ginocchio non smise mai di fargli male, anche molto tempo dopo l'intervento.
Poi, proprio come Baggio, non perse il contatto con la realtà, provenendo da una famiglia di grandi lavoratori, e desiderando di costruirsene una sua.
Dunque, alcuni anni dopo, decise di lasciare gli scarpini definitivamente chiusi in un cassetto, e di diventare lo splendido uomo, padre e marito che è stato fino all'ultimo suo respiro.
Sono convinta che avrebbe dovuto crederci di più. Qualcuno avrebbe notato il suo talento e lo avrebbe portato a giocare ben oltre la serie C1 in cui militava.
Ma cosa potrei recriminargli proprio io che, per prima, non ho mai creduto nel mio sogno di diventare una giornalista di successo, e che ho mollato per raggiungere obiettivi di vita più concreti?
Ah, brutta storia il pragmatismo!
Nel mio cuore, comunque, e in quello dei tanti che l'hanno conosciuto e apprezzato, resterà il calciatore pugliese più forte di tutti i tempi. Per sempre.
Adesso, però, è giusto che io spenda due parole su questo film, da persona completamente disinteressata al calcio.
Conoscevo le prodezze di Baggio sul campo, perché, appunto, me le raccontava papà. Ma, se non avessi mai sentito parlare di lui, avrei pensato che questo film narrasse la storia di uno sfigato.
Baggio che sbaglia il rigore decisivo nel '94. Baggio che si infortuna due volte e, nonostante la ripresa in tempi da record, non viene neppure convocato in nazionale da Trapattoni.
Baggio sempre triste, e spesso disoccupato.
Oh, ma il pallone d'oro lo ha vinto o no? Gli anni d'oro alla Juventus, all'Inter, al Milan, dove sono finiti?
E va bene dover sintetizzare il tutto per esigenze tecniche, però mi è sembrato un po' eccessivo.
Il Roby che conosco io era un vincente. Determinato, forte. Con le ginocchia fragili come mio padre, ma col cuore grande.

Mi è mancata qualche emozione positiva, guardando questo film. L'escalation dei suoi successi.
Io, però, ripeto, non so nulla di calcio, dunque non oserei mai stroncare una pellicola del genere per il solo fatto che non è riuscita a farmi emozionare.
Va detto che ho apprezzato, comunque, che sia stato messo in risalto quanto il rapporto burrascoso con un genitore possa condizionare la vita del figlio.
Perché resto dell'idea che tutti noi dovremmo appoggiare i sogni dei nostri figli e spronarli a fare sempre meglio, valorizzandoli, e non tarpandogli le ali per paura che il loro desiderio non sia abbastanza intenso o, peggio, remunerativo.
Comunque, sono felice di aver visto questo film che mi ha ricordato i tempi in cui fare il calciatore era ancora una vocazione, e non un business, ma non solo. La storia di Roberto Baggio dimostra che si può essere famosissimi e ricchissimi, ma restando sposati con la stessa donna per tutta la vita, amando i propri figli, e non trascurando nemmeno la propria fede religiosa.
Insomma, restando uomini di valore, e con i piedi saldi per terra.
Come Roby. Come papà.
Per sempre.

32 commenti:

  1. Emergono quei talenti che si trovano nel posto giusto al momento giusto.
    Ho fatto elementari e medie con un compagno che era bravissimo a calcio, un fantasista del pallone, ma ad ammirarlo erano soltanto i vari professori di Educazione Fisica, nonché i compagni che ci giocavano in squadra o contro.
    Siccome in certe cose non puoi farti da solo, ora fa tutt'altro; l'infortunio che gli ha negato una carriera sportiva quasi certa è stato l'essere nato e cresciuto fuori da ogni rotta percorsa dai cercatori di talenti, dove il massimo obiettivo di un atleta in erba era vincere i "Giochi della gioventù". 😕

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    1. Va detto che erano anche altri tempi.
      Il figlio di un amico di mio padre (uno di quelli che lo osannavano come il Dio del calcio), se non erro ora gioca nelle giovanili della Roma. Eppure è nato e cresciuto nello stesso paesello di papà, con però un genitore che l'ha supportato e incoraggiato a sognare in grande.

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    2. Al mio amico è mancato anche il supporto della famiglia. Non che lo osteggiassero, ma crescere otto figli con un solo stipendio non dev'essere stato semplice.

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    3. Nella famiglia di papà i figli erano undici, molti dei quali maschi, e diciamo che mio nonno li spronava a lavorare, visto che non avevano voluto diplomarsi.

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    4. Eh Gas, ma nessuno lo obbligava a farli, quegli 8 figli ;)

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    5. Nessuno obbliga neanche a farne uno solo, se è per questo.

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  2. Baggio ha saputo rialzarsi da momenti molto difficili anche se forse in campo non sempre dava l'idea di avere quella grinta che si deve unire al talento. Ricordo che Giovanni Agnelli lo definì forse un po' ingenerosamente coniglio bagnato. Sono più affezionato al Baggio di Brescia quando lì prendeva in mano quella piccola squadra con carattere oltre che col suo talento. Mi spiace per tuo padre, la sua sfortuna oltre al brutto infortunio è stata anche come hai giustamente sottolineato, l'epoca in cui giocava. Oggi infortuni gravi come quello se non di più sono operabili e sia pure magari anche dopo un anno di riabilitazione, i giocatori tornano fisicamente integri.

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    1. In realtà papà non si è mai ripreso completamente e si è operato altre due volte allo stesso ginocchio, ma per infortuni avvenuti sul lavoro, non sul campo da calcio.
      Comunque, al di là di questo, mi basta parlare di lui come del campione più campione che ci fosse all'epoca.
      Quante figlie hanno questo onore? 😉

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  3. Non credo che guarderò il film, non so perché ma non mi ispira. Forse non reggerei alla vena di nostalgia triste (una sensazione). Però è bello aver letto del tuo papà *_* Non sarà diventato un calciatore professionista a causa degli eventi sfortunati, ma sono certa che per te è rimasto e rimarrà il migliore <3 E comunque c'è sempre Lorenzo 2 ;) magari ha ripreso il talento.

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    1. In realtà ha i piedi identici a quelli di mio padre, anatomicamente parlando. Infatti il nostro fornitore di sneakers, molto amico di mio padre e collega calciatore, me lo fece notare sin da quando aveva appena un anno.
      Insomma, prometterebbero bene.
      Ma al momento non manifesta ancora interesse per lo sport, dunque non l'ho iscritto a nessuna attività pomeridiana. Non mi piace forzare la mano. Vedremo l'anno prossimo.

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  4. Sì ho letto, anche da altri, che hanno "tagliato" parecchio, sinceramente non avendo visto il film mi pare una scelta sbagliata, poi chissà, scoprirò quando lo vedrò. In quanto a tuo padre è stato davvero un peccato.

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    1. Cerca di verderlo presto.
      Al di là dei tagli, da appassionato di calcio quale sei, ti piacerà.

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  5. Mi dispiace molto.Buon pomeriggio.

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  6. non ho visto il film
    ma penso sia stato ed è una persona corretta ;faccio 'sto mestiere che mi piace molto ,vengo pagato benissimo ..che vuoi di più??
    invece alcuni di adesso vengono paragonati a Dio +/- e loro ci credono !
    logico se ha 20anni +/- e ti dicono che sei Dio ci credi.
    .
    la cosa che ho detto ad un campione anni e anni fà,non sapevo manco chi era ;0 ...si si bravo ,ma mica sei un cardiochirurgo che ha fatto operazione e salvato una persona ..nooo!! sei uno che ha segnato un gol,e SICURAMENTE girando per i campi dell'oratorio di tante città ,ne troverei tanti altri che saprebbero fare quello che hai fatto tu ..magari anche meglio1!
    per il tuo papà ,mi dispiace non abbia potuto andar oltre , ma per te sarà sempre un SUPERCAMPIONE!!
    abbraccio

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    1. Mi dispiace molto di più che non potrà insegnare a mio figlio a giocare a calcio, poiché dal cielo hanno deciso già dieci anni fa che gli serviva un super campione. 🖤

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  7. Non mi intendo di calcio , l'esperto ex giocatore è mio marito .
    Di Baggio ne ho sempre sentito parlare ai suoi tempi d'oro , al
    di là di questo , uno zio acquisito si chiamava Baggio . Parenti ?
    Mi dispiace molto per tuo Padre e il tuo dolore nel ricordarlo si
    percepisce in tutte le occasioni in cui ne parli .
    Coraggio , hai un piccolo Lorenzo in casa e uno lassù che ti guarda
    ed è orgoglioso di te .
    Un abbraccione one one . Laura

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    1. In realtà non è dolore, ma al massimo nostalgia.
      La mancanza si sente, è inevitabile, ma nel cuore ho così tanto amore per lui, che riesco a parlarne con gioia, in molte occasioni.
      Mi dispiace se trapela il dolore o la tristezza, perché non è così.
      In questo caso è solo orgoglio. ❤️

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  8. Io sono strana ma questo già si sapeva... il solo titolo mi ha fatto perdere ogni interesse! Lo so, sto giudicando "il libro dalla copertina" ma Divin Codino non si può proprio sentire!
    Non lo guarderò.
    Ciao Claudia! ❤️

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    1. Beh, Divin Codino è il soprannome storico di Baggio, non è un'invenzione della regista.

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    2. Infatti... non si poteva sentire all'epoca e non si può sentire adesso... 😉

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    3. Ahhaha
      Per me il vero Divin Codino rimane Fiorello, comunque! 😉

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  9. Proprio ieri sera ho visto "90 minuti in paradiso", dove il protagonista veniva operato a una gamba e riusciva a salvarla per miracolo, avendo rischiato l'amputazione...
    Ciao, era da un pezzo che non passavo da qui :)

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    1. Bentornato, Ale!
      Non conosco il film che hai citato.
      Vado a cercarne il trailer.

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    2. è un buon film, che nel finale forse calca un po' troppo la mano sugli aspetti religiosi...

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  10. Baggio era un mito, un idolo di tutti. Un grande uomo dietro un calciatore. E questo grande uomo si intravedeva persino in campo, il che non è poi così usuale.
    Non guarderò il film perché non mi concentro su nulla, ma ho letto volentieri queste tue emozioni e questi ricordi. Un abbraccio.

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    1. Non è assolutamente usuale.
      Sono anni che i campi da calcio italiani non vengono calcati da atleti che, prima di ogni cosa, dimostrano di essere Uomini.

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  11. Ho sempre considerato Baggio un grande uomo e un esempio da seguire come calciatore. Credo che la scelta di mostrare più l'uomo che il campione nel film dipenda dall'idea di andare in controtendenza rispetto al mondo-vetrina in cui viviamo. Se mostriamo solo il bello e mai un passo falso, un giro a vuoto, una debolezza allora chi ci guarda si convince che sia stato tutto facile e indolore. Per dire, Cristiano Ronaldo ha un anno meno di me e fisicamente è un mostro ma non si arriva a quel livello per caso: ci si allena e si fanno delle scelte, a volte anche pesanti.
    Mi è piaciuto vedere un Roby Baggio molto umano perché così si è avvicinato ancora di più a noi poveri (finanziariamente) ma fierissimi comuni mortali.

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    1. Sono d'accordo, però si può mostrare più l'uomo che il campione, ma senza tagliare proprio tutte le gioie.
      Insomma, avrei voluto sognare di più guardando questo film.
      Se non fosse stato per i parallelismi con la vita di mio padre, mi sarei addormentata dopo mezz'ora.

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    2. Il concetto di gioia è difficile da far vedere sullo schermo. Credo che Roberto abbia provato più gioia ai tempi in cui giocava a Brescia, in cui ha portato una squadra provinciale a salvarsi e poi a lottare ai piani alti della classifica di Serie A. E soprattutto la gioia della gente che lo abbracciava per strada.
      Per percepire quella gioia c'è bisogno di un'empatia che ormai lo spettatore medio non esercita più, meno che mai un appassionato di calcio dalla mentalità ristretta e boccata su grandi coppe e grandi premi.

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