venerdì 8 febbraio 2019

Annamaria Franzoni libera: la storia del primo processo mediatico

Il 30 gennaio 2002, a Cogne, veniva assassinato il piccolo Samuele Lorenzi, per mano di sua madre Annamaria Franzoni che, pur essendosi sempre proclamata innocente, fu condannata in appello a 16 anni di reclusione, sentenza confermata dalla Cassazione.
Da ieri, 7 febbraio 2019, grazie ad una riduzione di tre anni per indulto, e ai giorni di liberazione anticipata, la donna è ufficialmente libera, ed ha pagato il suo debito con la giustizia.

Sin dall'indomani della tragedia, però, l'opinione pubblica si divise in innocentisti e colpevolisti.
Quello di Cogne, infatti, fu sicuramente il primo processo mediatico svoltosi nei salotti della televisione e sui giornali, prima ancora che in tribunale.
Si ipotizza che questa sia stata una precisa strategia della difesa, per distogliere gli inquirenti dalle indagini, e per conquistare l'affetto e la compassione degli Italiani.
Impossibile dimenticare, ad esempio, la prima intervista esclusiva rilasciata a Maurizio Zuffi per Studio Aperto, al termine della quale la Franzoni si lasciò scappare un "Ho pianto troppo?" che ha fatto storia.

Al di là di ogni ragionevole dubbio o conclusione, però, oggi Annamaria è una donna libera e l'opinione pubblica torna a scindersi.
Alcuni suoi vicini di casa hanno dichiarato alla stampa di essere certi della sua innocenza al punto da poterle affidare in custodia i propri figli.
Sul web, infatti, spopola una vignetta che darebbe la donna alla ricerca di un lavoro come babysitter.

Tralasciando, però, il sarcasmo vien da chiedersi quando davvero un omicida può considerare pagato il suo debito, e non con la giustizia, ma con la vita, con il ricordo di chi non c'è più, con un partner che gli è rimasto accanto nonostante tutto, con i figli che, probabilmente, non potranno andare a scuola un unico giorno senza che si sentano osservati o giudicati.
Ecco.
Non so se per liberarsi di tutto ciò basterebbero sedici anni o quarantacinque, ma quel che è certo è che la vita di un bambino di quattro anni massacrato con ferocia alla testa, dovrebbe valere di più.

32 commenti:

  1. Cara Claudia, al solo leggere questa storia, credimi io sto male!!!
    Ciao e buon fine settimana con un abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. È una storia terribile, purtroppo non unica nel suo genere..
      Buonanotte.

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  2. Condivido il giudizio di Tomaso e l'orrore per questa brutta storia.
    Processualmente parlando, ho letto un articolo sulla Stampa nel quale si evidenziava che la sentenza di appello era posta praticamente a metà tra giudizio di colpevolezza e innocenza..cosa bizzarra.

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    1. Assurdo che si possa anche solo nutrire mezzo dubbio sulla dinamica dei fatti.
      A differenza di altri casi di cronaca simili, mi pare che qui gli elementi per giudicare ci siano tutti..

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    2. Credo che Vincenzo più sotto abbia colto forse il perché di quella sentenza...mi ha dato la risposta.

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  3. Io so che era parente di Prodi e se non ha potuto evitarle la galera gliela ha decisamente migliorata. Tanto che era già ai domiciliari da diversi anni.

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    1. Se non erro è cugina alla moglie di Prodi.
      Ma non so quanto questo abbia potuto influire sul processo.

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    2. Non mi sembra che abbia finito i suoi giorni in galera per un reato così grave. Addirittura era ai domiciliari.
      Bella serena e tranquilla.
      Caspita chev castigo esemplare.

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    3. Hai ragione, ma credo così poco nella giustizia italiana che ormai non mi stupisco più.

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    4. Non c'è alcune legame di parentela tra la Franzoni e Prodi..

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    5. Ecco.
      Sospettavo fossero solo voci.

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  4. Ricordo benissimo, e infatti fu da allora che tutti parlano di giustizia senza sapere...

    Moz-

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    1. Diciamo che questo caso ha spianato la strada a centinaia di altri processi mediatici e social.
      Triste realtà.

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  5. "Non so se per liberarsi di tutto ciò basterebbero sedici anni o quarantacinque, ma quel che è certo è che la vita di un bambino di quattro anni massacrato con ferocia alla testa, dovrebbe valere di più."
    Concordo! E' la cosa più sensata che si possa scrivere/ dire/ pensare a proposito di una brutta vicenda come questa.

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    1. Grazie Nick.
      Ho un nodo in gola se penso a Samuele, e a tutti i bambini uccisi come lui da crudeli assassini spesso impuniti.

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  6. Me lo ricordo molto bene. Avevo 12 anni e ne parlavo con la mia allora migliore amica. Io ero super convinta della sua innocenza e difendevo la mia idea al motto di "una mamma non può uccidere il suo bambino" poi sono diventata mamma però.. e non ho più saputo e non so più cosa pensare. Credo che sia davvero difficile vivere con un peso simile. Devi essere completamente matto o atrocemente cattivo

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    1. Una mamma non dovrebbe uccidere il proprio bambino.
      Eppure tante lo fanno.
      Purtroppo.
      E non so se questo mi fa più rabbia o paura.

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  7. Quando una madre uccide un figlio NON si deve fare un processo mediatico sputtanando la madre come l'ultima delle streghe così che l'opinione comune si divida in colpevolisti e innocentisti e si costruiscano castelli. Si deve trattare la cosa con estrema delicatezza perché quella madre È SICURAMENTE AMMALATA. E nella casistica della Psichiatria ci sono esempi abbondanti senza ricorrere a Didone o a Medea, esempi classici di vittime di abbandono coniugale che uccidono figli oer punire il consorte. La Franzoni non avrebbe mai dovuto soggiornare in una galera, ma in un ospedale psichiatrico con le sbarre perché non potesse lasciarlo finché non perfettamente guarita. Per me bastava e avanzava la richiesta fatta nell'immediato al marito "di rifare subito un altro figlio". Era così chiaro. Troppo presuntuosi e intoccabili sti mostri sacri italiani.

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    1. E cosa ti fa credere che adesso sia guarita e che l'altro figlio fatto "subito" sia al sicuro?

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    2. Appunto. Un giudice non ha nessun diritto di stabilire che in 10, 15 o 20 anni una donna sia giarita. Questo spetta ad un consesso psichiatrico che stabilirà -dopo averla sotto stretto controllo-che quella donna sia o meno guarita, prolungandone il soggiorno nella clinica ovvero lasciandola libera. I giudici, lo stato, i preti vengano totalmente esonerati d ciò che NON è di loro competenza.
      Purtroppo in little Italy c'`troppa umportaanza per questi "corvacci" e tanta ignoranza nel campo psichiatrico.

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    3. io concordo con Vincenzo. Aggiungerei anche che forse nell'ospedale psichiatrico doveva rimanerci a vita: chi ha ucciso un figlio non potrà mai guarire dalle proprie turbe.
      Al resto degli assassini, quelli lucidi e non accidentali, darei l'ergastolo: reclusi finchè non muoiono, non si può ripagare una vita con un tot di anni.

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    4. Sono sempre stata molto scettica nel campo delle turbe mentali che portano ad un omicidio.
      A prescindere che si tratti di un figlio, di un coniuge o di un estraneo, trovo che questa sia solo una scusante per non pagare il proprio debito con la giustizia.
      Tutti coloro che uccidono - consentitemi - hanno problemi mentali, nessun escluso.
      E allora chiudiamo le carceri ed apriamo gli ospedali.
      No, mi dispiace. Non ci sto.
      Io avrei dato l'ergastolo ANCHE a questa donna. Ovviamente permettendole al contempo di curarsi, qualora se ne fosse riscontrata l'esigenza.

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  8. Si è detto anche troppo, all'epoca.
    Adesso che è uscita vogliono riprendere il filone e ricominciare a scavare nel torbido.
    Io non lo so come sono andate le cose. Una parte di me si rifiuta di credere che una madre possa uccidere in quel modo il figlio, ma un'altra parte sa bene che non sarebbe la prima né l'ultima.
    I processi non li faccio, li lascio ai tribunali.
    Penso solo che adesso andrebbe lasciata in pace.

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    1. Io penso che continuerà a pagare lo scotto della sovraesposizione mediatica che lei stessa ha cercato in questi anni.
      Non si può pretendere di scomparire dall'oggi al domani dai ricordi della gente, a maggior ragione se c'è di mezzo un delitto così atroce.

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  9. una storia triste, comunque la si guardi. e non so quanto sia giusto rivangare, fare riaffiorare. forse è solo inutile, perché resta una storia triste.

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    1. Hai ragione.
      Infatti sono stata molto combattuta se scrivere o meno questo post, e alla fine ho deciso di farlo cercando di tenere fede il più possibile ai fatti.

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    2. ah, ma non mi riferivo a te o al tuo post, quanto ai discorsi che i media stanno intavolando, le congetture che la gente nei bar sta imbastendo, il chiacchiericcio di sottofondo che non aggiunge niente a una storia triste.

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    3. L'avevo capito, ma aggiungevo che persino questo post poteva sembrare inopportuno.

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  10. Triste storia .
    Ci sono ancora tanti punti in ombra sulla vicenda.
    Io non ho mai capito se il piccolo Samuele fosse “normale” o meno.
    Non che cambi qualcosa del mio giudizio ma se ne sono sentite davvero di tutti i colori.
    Lei sarà pure malata ma sinceramente ai miei occhi non costituisce un attenuante.
    Mi è sempre sembrata una donna abbastanza calcolatrice ..seppur malata sapeva recitare bene!
    Adesso è libera forse guarita e cercherà di ricostruire la sua vita .
    Se veramente ha preso coscienza di quello che ha fatto e alla fine non le importasse poi più di tanto?
    Cosa potremo sentenziare noi?’
    Poi si parla di processo mediatico però dico una cosa ...Avetrana , Cogne , Gambirasio , Masi ,Rosy e Olindo e chi più ne ha più ne metta.
    I programmi televisivi dedicati a queste storie fanno sempre ascolti altissimi.
    La gente è sempre interessata al torbido.
    Siamo noi che ne teniamo alti i riflettori.

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    1. La particolarità di questo delitto, però, è che è stato il primo della serie mediatica.
      Quindi, le colpe o i meriti stanno tutti qui..

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  11. Per me doveva restarci ancora in carcere, per quanto riguarda il processo mediatico sì, ha rovinato parecchio il lavoro della giustizia.

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