giovedì 10 ottobre 2019

Perché i giovani italiani scelgono di emigrare?

Negli ultimi dieci anni circa 500 mila Italiani, di cui la metà tra i 15 e i 34 anni, sono andati via dal nostro Paese. Lo stabilisce il "Rapporto 2019 sull'economia dell'immigrazione" della fondazione Leone Moressa. Dunque, 250 mila giovani hanno scelto di emigrare, per costruirsi un futuro lontano dall'Italia.
Perché? E' solo colpa dell'alto tasso di disoccupazione giovanile? Nella fascia 25-29 anni, infatti, solo il 54,6% degli Italiani ha un lavoro, contro una media del 75% nel resto dell'Ue.

In aumento anche, nella stessa fascia d'età, la percentuale dei giovani che non lavorano e non studiano (i cosiddetti neet), con il tasso maggiore in Europa del 30,9%, rispetto al 17,1% su scala comunitaria.

Eppure, c'è chi tuona che i giovani lascino il bel Paese per vezzo, poiché la maggior parte di loro finisce a svolgere lavori umili all'estero, quali il cameriere o la cassiera nei fast food.
In fondo, se non si ambisce a fare carriera, non si potrebbe restare in Italia e accontentarsi di professioni modeste, senza stravolgere completamente la propria vita?

C'è da dire, però, per onestà intellettuale, che all'estero un cameriere guadagna il doppio rispetto a quanto incasserebbe qui, e percepisce persino un corrispettivo per lavoro straordinario, nel caso in cui superi le ore sancite dal contratto.
Checché se ne dica, in Italia, infatti, tutto questo è un'utopia.
I camerieri lavorano in media 10-12 ore al giorno mentre, nella migliore delle ipotesi, vengono assunti per 6 ore e 40. L'aspetto più terribile è che tutto questo lavoro extra non venga assolutamente considerato tale, in virtù della concezione malata che "se vuoi lavorare devi adattarti, altrimenti dimettiti e ne trovo altri duemila da assumere".

Insomma, non fingiamo di non conoscere le reali dinamiche lavorative del nostro Paese.
Probabilmente i nostri giovani sono più felici di lavorare in un McDonald's, ma col riconoscimento di tutti i diritti spettanti, piuttosto che tirare avanti la baracca in Italia e vedersi negato persino il beneficio più basilare.

Personalmente, ho sempre scelto di restare, perché non avrei potuto immaginare la mia vita lontano anni luce dai miei affetti e da questa Terra che amo in maniera viscerale, sebbene alle volte mi faccia molta paura. Spero che anche mio figlio riesca a trovare la sua strada qui, ma non mi stupirei se decidesse di andarsene, proprio perché il mondo del lavoro peggiora a vista d'occhio giorno dopo giorno, e non solo quello.
Un'inversione di rotta è ancora possibile?
Io non ci credo più.

32 commenti:

  1. Il figlio di un mio cugino per anni è restato in Italia, ma il posto migliore che ha avuto è di capo cantiere, poi ha deciso di espatriare, essendo lui un Ingegnere è andato in Francia e li è responsabile di una grande azienda e capo ufficio tecnico. Un giorno parlando con lui mi disse: lo stipendo è importante ma quello che piu mi da fastidio è che io ingegnere mi mettano in una baracca a controllare i carichi dei camion che entrano in cantiere.
    Serena giornata a te Claudia.

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    1. Effettivamente per un professionista è depauperante svolgere incarichi da semplice operaio, per quanto il lavoro sia sempre nobile.
      Chissà se questo ragazzo, però, sogna di tornare in Italia, prima o poi.
      Non ho mai conosciuto nessuno che fosse pienamente felice di aver costruito la propria vita lontano dal nostro Paese.
      Buoma giornata a te.

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  2. Senza varcare per forza i confini, basta respirare l'aria che tira in alcune città del nord, dove si premia il merito e non l'essere l'amico di... Qua al sud se non conosci nessuno, devi faticare il triplo per affermarti, e resti comunque precario a vita nel settore privato.

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    1. Non ho toccato il penoso tema delle raccomandazioni, perché ci sarebbe troppo da dire e non basterebbero otto post.
      È pur vero che la disparità tra nord e sud sia fortissima, ma non credere che i problemi non esistano anche lì...

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    2. Esistono senz'altro i problemi ovunque, ma qui non coltivano il potenziale, lo pretendono da subito. Basta confrontare le offerte di lavoro tipo: dall'Emilia Romagna in su il più delle volte aggiungono "periodo di formazione aziendale", qua da noi non sanno manco come si scrive, la formazione devi fartela preventivamente e non è detto che sia completa per dove poi vai a bussare...

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    3. La formazione dalle nostre parti significa lavorare ALMENO un paio di settimane gratis, no?
      Che disastro...........

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    4. Magari! Manco gratis ti accettano. 😕

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  3. Al riguardo ti cito due casi, proprio di giovani andati all'estero a lavorare in un ristorante. Il primo faceva il cameriere in una pizzeria in Italia, non lo pagavano, è andato fuori dove lo pagavano.
    Il secondo, di umili origini, ha iniziato a lavorare a Londra in un fast food. Faceva panini. Adesso ha una posizione amministrativa nella stessa catena, non fa più panini, ma viaggia per lavoro.
    Penso di aver risposto alla tua domanda. Baci

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    1. Diciamo che hai sintetizzato perfettamente la situazione...
      Buona giornata.

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  4. Io ho lasciato la provincia di Napoli, per vivere in Emilia più di vent'anni fa, la cosiddetta "migrazione interna". L'estero? Nella vita mai dire mai, certamente la situazione italiana non è facile, il poco lavoro insieme alla mancanza di tanta diritti, spinge tanti giovani a trovare lavoro fuori dalla penisola.
    Sereno giorno.

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    1. Chissà se ti manca la Campania.
      Come dicevo a Giancarlo, è una domanda che mi pongo sempre in caso di migrazione interna o esterna che sia.

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  5. Io non avrei mai lasciato l'Italia, però capisco chi lo fa, semplicemente si guadagna di più, e avere soldi in tasca è sempre meglio che non avere niente.

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    1. Si guadagna di più e si ottengono anche più diritti ai fini contributivi. Mica è poco...

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  6. Cara Claudia, io emigrai all'estero nel lontano 1950, avrei preferito restare in Italia, ma purtroppo quello che avrei desiderato solo l'estero me lo ha dato.
    Ora in Italia si sta ripetendo tutto questo, però hanno una formazione completa.
    Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Effettivamente tu sei la perfetta dimostrazione di un immigrato che ha fatto fortuna all'estero e che ha scelto di invecchiare lì.
      Sei stato molto coraggioso!

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  7. La speranza di ottenere qualcosa in più li spinge ad andarsene, soprattutto coloro che qui non intravedono la minima prospettiva.

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  8. anch'io ho sempre preferito, tuttora preferisco, restare...
    però ogni volta che provo a dire da qualche parte che ci sono alcune cose della sicilia che mi fanno venire voglia di scappare, interviene qualcuno del nord a dirmi che le cose fanno schifo pure da loro, anzi meglio il sud perché almeno c'è il mare =_=
    quindi ricevo ulteriore conferma che andarsene non è garanzia di miglioramento...

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    1. Sicuramente le criticità sono maggiori al sud rispetto al nord, ma come dicevo a Gas credo che esistano anche lì.
      In ogni caso, per me trasferirmi a Milano (giusto per citare una città a caso) sarebbe identico ad emigrare a Londra.
      Quindi, a questo punto, tanto vale tentare la fortuna all'estero, no? ;)

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  9. la cosa che più addolora è il fatto che non si sta parlando di lavoro per i giovani da parecchio tempo, il risultato è quello che ho letto nel tuo post. Purtroppo le fughe dei giovani continuano per lasciare un paese che fornisce pochissime certezze.

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    1. Lo dicevi proprio di recente che il Jobs Act andrebbe completamente rivisto, ma chi ci governa ha altre priorità.
      Quali siano non è dato saperlo...

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  10. I nostri giovani studiano si laureano e poi ? La situazione italiana non offre molto ai giovani. Io capisco chi preferisce andare all'estero in cerca di un riconoscimento che l'Italia non riesce ad offrire. Saluti.

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    1. E poi aspettano, e vengono anche accusati di essere scansafatiche.
      Allora bene fanno ad andarsene...

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  11. Hai centrato il punto. Non si tratta solo di disoccupazione ma anche di salari ossia si tratta anche di quanto si è pagati, dei diritti che si hanno ecc… Qui l'unico diritto acquisito, sancito e sicuro che possono vantare è il diritto al loro sfruttamento

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    1. Ricordo una tua poesia sul tema, o forse persino più di una.
      È triste arrendersi alle brutture della società e del mondo del lavoro, ma diventiamo ogni giorno più inermi.

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    2. Sì si intitolava "La Freccia" e parlava di un giovane che andava all'estero e precisamente in Olanda avendo trovato il lavoro giusto per lui e per quello che aveva studiato e quindi poi non torna più e si crea una vita ed una famiglia laggiù e torna qui solo per rivedere i suoi genitori.

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  12. Io ho una coppia di amici cin due gemelli lui ricercatore scientifico lei lavorava in.un' agenzia di viaggi con l'arrivo dei gemelli lei è stata quasi costretta a lasciare il lavoro lui qui non guadagnava abbastanza contratti strani adesso vivono ad Amburgo da 5 anni e stanno bene e lei può non lavorare ma si è organizzata per fare mercatini...

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    1. Immagino che ad Amburgo la tua amica potrebbe lavorare, se volesse.
      Perché sicuramente le politiche per le famiglie sono migliori rispetto a quelle italiane, e le giovani madri non si trovano con le spalle al muro.
      In ogni caso, spero che i tuoi amici siano felici.

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  13. Questo è un problema che stiamo affrontando in casa...Andrea tra pochi mesi si laurea...nel suo futuro sta valutando di andare all'estero...e io cuore di mamma, dovrò prepararmi, non posso non comprendere i suoi sogni
    Ciao Valeria

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    1. Non vorrei essere nei tuoi panni.
      Spero comunque che lui possa trovare la sua strada qui.
      Un bacio

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  14. I diritti dei lavoratori in Italia spesso sono purtroppo inesistenti..Hermione ha ragione, all'estero magari si parte con il lavoro più umile, ma poi, all'interno della stessa ditta, si può avanzare di grado e ruolo.
    Comunque io penso che tanti giovani scelgano l'estero anche per voglia di vivere in un luogo diverso, di confrontarsi con diverse realtà. Ed è un bene!

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    1. Onestamente non credo che si trasferirebbero all'estero se qui avessero la possibilità di lavorare alle giuste condizioni.
      Le esperienze si fanno viaggiando, non cambiando nazione forse per sempre.

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